GIUSTIZIA E POLITICA

È andato in tv, nel salotto di Annozero e pure in quello di Serena Dandini. È andato in piazza, sul palco di manifestazioni anti-Cav, dal «C-day» per la Costituzione del marzo scorso al «Tutti in piedi» organizzato a Bologna da Michele Santoro con la Fiom. È andato anche a iniziative organizzate da partiti, di sinistra o comunque anti-Berlusconi, ça va sans dire, ma di solito a tema giustizia e legalità. E ogni volta che, smessa la toga, ha indossato i panni dell’opinionista, è stata polemica. Ma questa volta il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, ha superato se stesso. Sì, perché ben conscio del putiferio che il suo gesto avrebbe innescato, si è presentato al congresso nazionale dei Comunisti italiani, a Rimini. E, presa la parola, ha fatto outing: «Confesso, non mi sento del tutto imparziale. Anzi, mi sento partigiano. Partigiano non solo perché sono socio onorario dell’Anpi, ma soprattutto perché sono un partigiano della Costituzione. E fra chi difende la Costituzione e chi quotidianamente cerca di violarla, violentarla, stravolgerla, so da che parte stare».
Et voilà, applausi. E giù la maschera. Non tanto per la provocazione sulla partigianeria, indirizzata a chi lo accusa di non essere imparziale visto che va alle manifestazioni anti Cav mentre da pm indaga sul Cavaliere e dintorni (ha sostenuto l’accusa contro Marcello Dell’Utri, è lui che scava sulla presunta trattativa Stato-mafia ai tempi delle stragi, che gira e rigira ruota intorno alla nascita di Forza Italia e dunque a Berlusconi). Quanto per la sostanza, la presenza di lui, magistrato, a un congresso di partito, sia pure del partito che alle Politiche del 2008 ha messo in lista per la Camera, in Sicilia, il fratello, Antonio, insegnante. Una presenza, quella all’assise del Pdci, che mal si concilia con la tesi secondo cui, parole sue, «agli occhi del cittadino il magistrato non soltanto deve essere imparziale ma anche apparirlo». Massima rivista e corretta ieri da Ingroia, dal palco del congresso: «Un magistrato deve essere imparziale quando esercita le sue funzioni, e non sempre certa magistratura che frequenta troppo certi salotti e certe stanze del potere lo è». Quanto alla prevedibile bufera, Ingroia ha giocato d’anticipo: «Ho accettato l’invito di Oliviero Diliberto – ha detto – pur prevedendo le polemiche che potrebbero investirmi per il solo fatto di essere qui. Ma io ho giurato sulla Costituzione democratica, la difendo e sempre la difenderò anche a costo di essere investito dalle polemiche».
E le polemiche, puntualissime, sono arrivate. Più forti ancora delle volte in cui Ingroia è stato ospite di Michele Santoro o di quando è andato al «battesimo» del Fatto quotidiano di Antonio Padellaro e Marco Travaglio. Più pesanti di quando a marzo è salito sul palco di piazza del Popolo a Roma per il «Costituzione Day», iniziativa di Idv, Popolo Viola e dintorni. Più accese di un anno fa, a dicembre, quando con un’intervista registrata, Ingroia è stato tra gli ospiti di «Il dittatore del bunga-bunga», show anti-Berlusconi targato Idv. No comment dal ministro di Giustizia Francesco Nitto Palma, che certo non approva, visto che è contro le esternazioni dei magistrati. Il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, ironizza: «Ringraziamo il dottor Ingroia per la sua chiarezza. Sappiamo che le vicende più delicate riguardanti i rapporti tra mafia e politica stanno a Palermo nelle mani di pm contrassegnati dalla massima imparzialità». Il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri parla di «parole gravi e inquietanti» e chiede che il Parlamento si occupi della faccenda. Il deputato Giorgio Stracquadanio invoca l’intervento del Csm. Il sottosegretario Daniela Santanchè annota: «La magistratura politicizzata ha gettato la maschera». Non solo politici, contro Ingroia. Anche l’Unione camere penali attacca, accusandolo di non rispettare il principio della separazione dei poteri sancito dalla Costituzione.