Giustizia impazzita: l'indagine su Gigi Riva è un gol in fuorigioco

di Tony Damascelli

G igi Riva è iscritto nel registro degli indagati per falso ideologico. È entrato in carcere per far visita al presidente del Cagliari Cellino senza avere ricevuto la necessaria autorizzazione che viene invece concessa ai parlamentari (un privilegio in più, per legge). Ha accompagnato il deputato pidiellino Pili che lo ha registrato come portaborse. Questo il reato, questa la colpa. Gaetano Porcu, sostituto procuratore che coordina le indagini sulle visite a Cellino, ha già ascoltato l'ex calciatore. La notizia si conclude qui e dovrebbe essere travolta e sepolta da una risata oceanica.
In verità suggerisce un'elementare riflessione: la procura di Cagliari non ha molto lavoro da sbrigare, le è capitato sul tavolo il cognome di Luigi Riva da Leggiuno e il gioco è fatto, Rombo di Tuono viene trasferito dall'album delle figurine Panini al registro degli indagati, così impara a fare il furbo con la legge. La procura è così sensibile che invece di occuparsi e preoccuparsi di chi non ha riconosciuto all'ingresso del carcere di Buoncammino il signor Gigi Riva, forse il cittadino più illustre dell'intera Sardegna e continente compreso, invece di aprire un'indagine sull'inosservanza dei controlli, ha rubato il pallone ed è andata in gol. In verità trattasi di autogol, perché questo non è un caso di malagiustizia ma di banale e stupida applicazione del regolamento. Se non si fosse proceduto come atto dovuto, credete voi che sarebbe finito sotto inchiesta il giudice? Ma dove? In quale Italia? No, meglio farsi riconoscere, un avviso di garanzia, un falso ideologico non lo si nega a nessuno, Gigi Riva aveva scelto la Sardegna come isola del tesoro e della felicità, rifiutando sontuose offerte del Nord. Cento volte era andato a trovare giovani detenuti in galera, non c'era bisogno di permessi e carte bollate, bastava la sua faccia, la sua storia. Ma quello non era il tempo dei magistrati da copertina. Oggi ci sono giudici che sentono il bisogno di farsi riconoscere, di passare davanti a una telecamera, di far scattare un'indagine a prescindere, stazione intermediaria prima della candidatura in un partito politico. Riva ha detto che la colpa è dell'onorevole Pili il quale effettivamente tutto poteva scrivere di Gigi ma non «portaborse», ruolo mai occupato dal campione. Al tribunale di Cagliari, comunque, il sostituto procuratore Porcu è riuscito ad avere l'autografo. È mancata soltanto la fotografia ricordo. Da esibire ai colleghi e parenti. Viva l'Italia.