Governo battuto due volte Letta ormai è alla frutta

RomaIl Pd ha mandato «sotto» il governo. Due volte: alla Camera e al Senato. A Montecitorio il Pd ha proposto un emendamento per alzare al 20% la quantità minima di frutta presente nei succhi in scatola o bottiglia. Ora il tetto obbligatorio è al 12%. E la commissione Agricoltura ha approvato l'emendamento benché il governo fosse contrario.
A Palazzo Madama, la maggioranza ha bocciato la nomina di Pier Carlo Padoan a presidente Istat proposto da Palazzo Chigi. La commissione Affari costituzionali ha approvato con 17 voti la nomina di Padoan, ma ne sarebbero serviti 18, pari a i due terzi dei componenti della commissione. Invece, due erano assenti (Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano con Forza Italia, ora passato con i Popolari del ministro Mauro; ed Elisabetta Casellati, Fi); i voti contrari sono saliti da 4 a 5; e c'è stata una scheda bianca. Risultato, Pier Carlo Padoan - benché abbia ottenuto la maggioranza dei voti - non è stato approvato dalla commissione quale presidente dell'Istat.
Apparentemente distaccata la reazione di Fabrizio Saccomanni a chi gli chiedeva un commento sull'incidente. «Chiedete a Franceschini», ministro per i rapporti con il Parlamento. Il ministro dell'Economia non nutre grande simpatia e calore umano nei confronti dell'economista indicato dal governo per la poltrona più importante dell'Istat. Rumors di Palazzo dicono che Enrico Letta quando salì al Quirinale per ricevere l'incarico avrebbe avuto proprio con il nome di Padoan alla casella di ministro dell'Economia. E solo all'ultimo momento sarebbe stato sostituito, per volere del Colle, con quello di Saccomanni.
Ed ancora. Quando Letta era ministro dell'Industria, il suo consigliere economico era Fabrizio Pagani. Lo stesso, poi, è finito tra gli economisti dell'Ocse a Parigi che Padoan si è trovato quando ha assunto il ruolo di segretario generale dell'organizzazione (appena lasciato il Fondo monetario: a Washington era arrivato da consigliere economico di D'Alema presidente del Consiglio). Pagani oggi è il consigliere economico del presidente del Consiglio e sherpa per il G-20. L'uomo «dei conti» più vicino al premier. Saccomanni non avrebbe un buon rapporto nemmeno con lui. Alla base, il sospetto di trame alle sue spalle proprio per favorire Padoan. Eppure, Pagani è quello che, da Palazzo Chigi (in collaborazione con il sottosegretario alla Presidenza, Patroni Griffi), ha in più di un'occasione tamponato le falle dell'Economia sulla legge di Stabilità, e non solo. Un caso su tutti: il coinvolgimento di Etihad nella vicenda Alitalia.
Comunque, dopo lo stimolo di Saccomanni, Franceschini ha ribadito che «il governo confermerà l'indicazione del prof. Padoan» alla presidenza dell'Istat. Insomma, il governo - secondo la versione ufficiale - è stato battuto per errore. Quindi, dice il governo, la votazione non vale e si deve ripetere. Con una lettera indirizzata al premier Letta, il ministro per la Pubblica amministrazione Gianpiero D'Alia ha chiesto che il Consiglio dei ministri di oggi attivi nuovamente l'iter di nomina.
La tesi dell'«errore» è sostenuta - non senza qualche difficoltà - da Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari costituzionali del Senato. «Nel 2010 - è la versione - valeva la maggioranza semplice». Quindi, in base a quelle regole, Padoan sarebbe stato approvato dalla commissione come presidente dell'Istat. Ma quelle regole sono vecchie di 4 anni. Ed è singolare che proprio il presidente non abbia fatto rispettare le nuove. Com'è singolare che a votare a favore di Padoan sia stato l'intero gruppo di Forza Italia (Casellati a parte), in virtù del tacito accordo che il presidente dell'Istat dev'essere condiviso con l'opposizione, e che i voti mancanti (almeno due) venissero proprio dal Pd.