Il governo gioca la carta Iva Zanonato: «Niente aumento»

RomaMancano meno di venti giorni all'aumento dell'Iva dal 21 al 22%, ma da Palazzo Chigi e via XX settembre non arriva nessun segnale concreto. Ufficialmente il ministero dell'Economia resta in attesa della nota di aggiornamento del Def; in realtà, la prudenza di Fabrizio Saccomanni ed Enrico Letta è tutta politica. Ministro e premier restano alla finestra per capire come finirà la partita alla giunta elezioni del Senato.
Con l'intenzione, nemmeno troppo nascosta, di trasformare l'aumento dell'imposta e anche l'eventuale ritorno della seconda rata Imu - sulla cui eliminazione c'è solo un'intesa politica - in due polizze sulla vita dell'esecutivo.
Un modo per scoraggiare chi, nella maggioranza, non esclude la fine del governo. Una scelta che - ha sottolineato ieri Letta - potrebbe «valere, da qui alla fine dell'anno, un miliardo, un miliardo e mezzo in più in termini di costo di tassi di interesse».
Destinatario dei messaggi di Letta, sicuramente il Pdl, che ha fatto quadrato attorno al leader Silvio Berlusconi. Ma anche il Pd, dove c'è un leader emergente (Matteo Renzi) che ha tutto l'interesse ad andare al voto e la vecchia guardia, che vuole comunque un altro governo. Non è un caso che, ieri, l'unico esponente dell'esecutivo a spendersi contro l'aumento Iva dal primo ottobre sia stato il Pd, Flavio Zanonato. «Stiamo lavorando per non farla aumentare. Penso che sia molto probabile che non aumenterà». Ottimismo che non trovava sponda né alla Presidenza del Consiglio, né a via XX settembre.
Infatti, se Saccomanni continua a dirsi certo che l'economia del Paese si sta riprendendo (le previsioni ultra ottimiste del centro studi di Confindustria sono state accolte dal ministero dell'Economia con grande soddisfazione) sulle risorse da destinare alle coperture delle principali misure del 2013 e del 2014, da via XX settembre continuano a uscire scenari a tinte fosche.
«Bisogna avere coscienza del fatto che Iva, più Imu, più cassa integrazione più missioni rappresentano una quantità di risorse impegnativa», ha spiegato il sottosegretario all'Economia, Pier Paolo Baretta. Le stime del ministero dell'Economia continuano a oscillare tra i quattro e i sette miliardi di euro per il 2013. Un miliardo per il rinvio dell'Iva, 2,4 miliardi per cancellare la seconda rata Imu, 3-400 milioni per le missioni all'estero. Poi la cassa integrazione, con cifre che si aggirano sul miliardo di euro.
La legge di stabilità dovrà trovare coperture strutturali per una cifra simile a partire dal 2014 (4 miliardi solo per l'Iva). E siccome tagliare la spesa, come ha ricordato ieri Saccomanni, non è semplice, alla fine, nonostante l'ottimismo di Zanonato, qualcosa potrebbe saltare. Uno scenario che il governo vuole evitare o, quantomeno, rinviare il più possibile, anche per non dare alibi a chi vuole fare cadere l'esecutivo.
Difficile, in questa situazione, accontentare le parti sociali (l'ottimismo di Confindustria è stato anche interpretato come un incoraggiamento al taglio del costo del lavoro). «Bisogna vedere che margini abbiamo», si è limitato a dire ieri Zanonato. Più probabile che gli sforzi siano concentrati sull'aumento dell'Iva che - ha calcolato ieri la Cgia di Mestre - costerà a una famiglia di quattro componenti fino a 103 euro l'anno. Insostenibile in un Paese che non cresce a causa del crollo dei consumi interni.