Per il governo i nostri figli sono bamboccioni

Secondo Padoa-Schioppa la manovra è attenta al sociale. Ma per gli affitti è previsto solo uno sgravio di 41 euro. Melandri e Pdci contro il ministro. La Cdl: guardi i sacrifici delle famiglie

Roma - «Mandiamo i bamboccioni fuori di casa, incentivandoli a prenderne una in affitto», rivendica Tommaso Padoa-Schioppa davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, riferendosi all’aiuto di 1.000 euro, previsto in Finanziaria, per i giovani che prendono un appartamento in locazione. In realtà lo sgravio fiscale varia fra i 495,8 e i 991,6 euro, a seconda del reddito dell’interessato, con un limite fissato a poco più di 30 mila euro annui (oltre i quali non si acchiappa nulla). Questo significa che lo sgravio mensile varia fra i 41 euro e 31 centesimi, e un massimo di 82,6 euro. Una cuccagna.

La battuta del ministro dell’Economia provoca irritazione diffusa nei ranghi parlamentari, sia di maggioranza che di opposizione. Un commento al vetriolo arriva da Manuela Palermi, capogruppo dei Verdi-Pdci al Senato: «Quando Padoa-Schioppa sarà riuscito a trasformare l’Italia in un Paese dove le banche concedono mutui anche ai precari, allora forse cercheremo di capire se dietro quel suo bamboccioni ci sia una fine analisi sociologica. Oggi - aggiunge la Palermi - è solo un infelice epiteto». Il ministro forse ignora, dicono altri, che a Roma un posto letto in una camera per gli studenti universitari costa 400-50 euro al mese. E la sua collega di governo Giovanna Melandri puntualizza: per la prima volta un governo investe in politiche per la crescita e l’autonomia dei giovani, rivolgendosi a cinque milioni di cittadini, non certo bamboccioni».

Non è la prima volta che «Tps» si lancia in una poderosa gaffe, parlando dei giovani. Ne aveva fatto un’altra definendo «precari» i propri figli. «Certo - attacca il parlamentare leghista Paolo Grimoldi -, precari come Camillo Padoa-Schioppa, ricercatore di neurobiologia all’Università di Harvard. Torni fra la gente, ministro - l’invita Grimoldi - a vedere come vive il comune cittadino. Le vostre elemosine, con cui elargite ai giovani pochi euro dopo aver rubato loro il portafogli, fanno ridere. Venga a vedere i sacrifici che fanno i giovani artigiani, commercianti, operai che vivono coi genitori per far quadrare il bilancio: capirà che i bamboccioni non sono loro, ma quelli che siedono al governo».

«Che il governo punti sui giovani lo si vede al Senato, dove sopravvive coi voti dei novantenni», ironizza Azione Giovani. «Da come parla nonno Padoa-Schioppa - dicono ancora i giovani di An - sembra che i ragazzi siano felici di dover restare a casa: così il lavoro precario, il futuro incerto, l’impossibilità di metter su casa e famiglia diventano privilegi per noi bamboccioni». E la coordinatrice di Forza Italia Giovani, Beatrice Lorenzin, ricorda che «non è certo la Finanziaria di Prodi e Padoa-Schioppa a risolvere i problemi delle nuove generazioni. Il governo - aggiunge - ha preferito bruciare il tesoretto per coprire l’ennesimo accordo sul welfare a favore dei sindacati, premiando i padri a discapito dei figli».

Insomma, «Tps» non aveva previsto un simile fuoco di fila. Ma ha anche irritato i sindacati sostenendo che le risorse per il contratto degli statali «ci saranno», e definendo la proclamazione dello sciopero nel Pubblico impiego una «dramatizzazione assolutamente ingiustificata». «Il ministro metta i soldi in bilancio, e noi ci tranquillizzeremo», replica duro il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. Padoa-Schioppa non replica infine a Mario Baldassarri (An) che accusa il governo di aver portato il deficit di quest’anno verso il 2,4% a causa delle maggiori spese previste nel decreto approvato con la Finanziaria, contro un tendenziale dell’1,2%. «Capisco solo le cose semplici - gli risponde Tps -: ci spiegheremo in privato».