Il grido dei falchi del Pdl: "Italiani indignatevi di più"

Daniela Santanchè dal palco di "Controcorrente" scuote il popolo di centrodestra: "Vogliono uccidere il nostro leader, come si fa a stare seduti accanto alla sinistra?"

Daniela Santanchè infiamma la seconda giornata della nostra kermesse Controcorrente. Parla chiaro, senza peli sulla lingua, ma soprattutto si trova in completa sintonia con la platea. Affronta tutti i nodi, anche quelli più spinosi, pungolata dal vicedirettore Salvatore Tramontano. «Napoletano è amico o nemico?». Santanchè non teme nulla e nessuno: «Napolitano? Non so cosa dire. Si può criticare tutti, perfino il Papa. E Napolitano no? Io sono pentita di averlo votato». Boato in sala. «Ma sarebbe stato meglio Prodi?», obietta Tramontano. «Secondo me sì. Non lo sento presidente di tutti gli italiani. Ha sempre trovato la strada: prima con Monti, poi con Letta, persino con la procura di Palermo ha trovato la soluzione. E adesso non la trova?». Applausi a scroscio. «Il 1° agosto c'è stato un colpo di Stato, hanno condannato Berlusconi sul niente. E ora la strada non la trova?». Graffia pure sull'ultima mossa quirinalizia della nomina di quattro senatori a vita: «Possibile che non ce ne sia uno meritevole di centrodestra? No, non è il mio presidente. E poi non siamo una Repubblica presidenziale, ma è come se lo fossimo. E tutti in ginocchio da Napolitano. Ma chi l'ha votato? Perché non si può criticare?». La sala si spella le mani.

È secca e dura, Santanchè. E vorrebbe che secche e dure fossero le scelte del partito: «Vogliono mandare in galera il nostro leader e ammazzare il nostro leader. E io voglio scelte nette. Come si fa a star seduti accanto al tuo carnefice? La sinistra è il braccio politico della magistratura politicizzata».

Fosse per lei il governo dovrebbe saltare subito. «Fare i moderati? Moderato è parola che non amo e spesso è sinonimo di modestia. Io qui vedo gente incazzata, altro che moderata. Ma gli italiani devono incazzarsi di più». «Bravaaaa», grida il teatro. Il nodo è: quanto dura il governo? «Domanda che si deve fare al Pd. La responsabilità è loro. Il governo Letta l'ha voluto Berlusconi. Ma se votano la decadenza... Mica possiamo stare ancora a braccetto con loro?!». «Nooo», risponde in un solo coro la platea.

Tuttavia la realtà sarà diversa. Santanchè la vede così: «Lunedì? Non succederà niente. L'abitudine è nel non fare niente. Anche se pure la sinistra vuole andare a votare. Ma prima vuol far fuori Berlusconi se no non vince». Governo già pronto se si spacca tutto? «Ma no – giura l'esponente Pdl -. Altrimenti l'avrebbero già fatto. Ma più passa il tempo più si organizzano».

Tema rovente, la giustizia. Un fiume in piena: «Ma vi sembra normale un Paese dove la magistratura è divisa in correnti? Dove i processi vanno velocissimi solo per Berlusconi? Dove i magistrati non pagano mai? Dove ci sono gli Esposito, gli Ingoia, i Di Pietro, i Colombo? Dove non si parla di Penati e Monte dei Paschi? Dove Berlusconi è stato l'unico condannato per fuga di notizie quando ci sono quotidiani che sono veline delle Procure?».

Ogni domanda retorica, la sala sembra esplodere. «La giustizia, questa giustizia, è un cancro di questo Paese. E io ho paura!». Tramontano punge: «Ma la riforma della giustizia non l'avete fatta». «L'unico errore nostro. Ma c'è un attenuante: come si faceva a farla con Follini, Casini, Fini. Quel tipino per cui i magistrati hanno avuto l'atteggiamento giusto, guarda caso: non un'indiscrezione, non un'intercettazione uscita».

Insomma, Santanchè ha fame di scendere in guerra subito, per combattere una «battaglia di libertà». E lo vorrebbe fare subito, magari ritirando i ministri dal governo: «Perché per una volta non portiamo a Berlusconi non un problema ma la soluzione del problema?». Visione minoritaria. Ma Santanchè non molla e giura: «Siamo tutti uniti nel Pdl. Certo, ci sono sensibilità diverse ma siamo granitici nel difendere il nostro leader». Parlare di post berlusconismo è una bestemmia: «Il più nuovo di tutti? Oggi resta Berlusconi. E se c'era qualcuno che meritava di essere nominato senatore a vita, questo era proprio Berlusconi». L'ultimo graffio a Napolitano. E la platea si spella le mani.