Grillo getta ombre su Mps: «Il suicida? L'hanno buttato»

RomaDa Beppe Grillo un'altra bordata sul Pd. Tanto per mettere le cose in chiaro all'esterno del M5S ma soprattutto all'interno. Tanto per tacitare quella fronda interna che, malgrado il «volemose bene» celebrato venerdì con la scampagnata a Tragliata che è già nella letteratura del grillismo, continua ad agire strisciante. E allora, giù botte sul quel Pd e sul suo più grande scheletro nell'armadio: Monte dei Paschi di Siena. Su cui il Pd e tutto il sistema dell'informazione italiana avrebbero messo il silenziatore: «L'informazione nazionale ha seppellito l'affare Mps/Santander sotto il gossip post elettorale, scrive di tutto per non trattare del più grosso scandalo finanziario della Repubblica», scrive Grillo sul suo blog in un post lugubre in cui profetizza nuovi suicidi dopo quello di David Rossi, che «si è buttato (lo hanno buttato?) dalla finestra di un ufficio del Monte dei Paschi dopo una lunga telefonata (con chi ha parlato? Possibile che non si possa risalire all'interlocutore? O non si voglia?)». «Qualcuno - scrive Grillo - si chiede chi sarà il prossimo, la vox populi senese dà per certo che Rossi non sarà l'ultima vittima».
Grillo, che in un post scriptum annuncia che M5S parteciperà alle elezioni comunali di Siena, ricostruisce poi la vicenda: «Il buco, la sottrazione di beni, lo si chiami come si vuole, ammonta ad almeno 20 miliardi di euro. Improbabile che questo colossale saccheggio possa essere attribuito a Mussari, una testa di legno che giorno dopo giorno appare sempre più diafano, simile ormai a un fantasma. I poteri che hanno gestito la distruzione del Mps devono essere molteplici». E comunque: «La vicenda Mps assomiglia sempre più a quella del fallimento del Banco Ambrosiano in cui c'era di tutto e avvenne di tutto, in una brodaglia che vide coinvolti partiti, mafie, Ior, massoneria. Forse l'Mps ne è la replica, se è così lo scopriremo in un prossimo futuro».
Va in un'altra direzione invece Marino Mastrangeli, cittadino senatore di M5S, che in un'intervista al sito huffingtonpost.it diretto da Lucia Annunziata, pur dicendosi contrario ad accordi con altre forze politiche, sostiene l'opportunità di un referendum tra gli attivisti sull'opportunità di un'alleanza con il Pd. Secondo Mastrangeli sulla linea politica non basta «un voto a maggioranza di noi parlamentari: noi siamo dei semplici esecutori del mandato che ci hanno conferito cittadini e attivisti, per questo dovremmo consultarli sempre, anche per queste questioni». Apre in qualche modo anche il filosofo Paolo Becchi, molto vicino al M5S, che a margine di un convegno a Genova sostiene che «se gli altri partiti appoggiassero un candidato del M5S ci sarebbero sicuramente nuove prospettive per la formazione di un governo. Dal presidente che uscirà capiremo il governo che nascerà». E questo capo dello Stato a Cinque Stelle potrebbe essere Gino Strada, fondatore di Emergency, che secondo Becchi è il «candidato con le maggiori opportunità per la presidenza della Repubblica. Strada piace al Movimento 5 Stelle, piace a molta altra gente, è una persona pulita che mette un impegno notevole in quello che fa». Insomma, Strada per il governo.