Guerra ai lavavetri: altolà dei comunisti

Maggioranza divisa. Verdi e Rifondazione bocciano l’iniziativa del sindaco Domenici. Il
ministro Ferrero: &quot;I lavavetri non sono un problema di ordine pubblico&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=202388" target="_blank">Bertinotti: &quot;Severi con il racket, non con gli ultimi&quot;</a></strong>

Roma - Sinistra e sicurezza. È un binomio etico e politico con ancora troppe contraddizioni. L’iniziativa del comune di Firenze di sanzionare pesantemente i lavavetri, infatti, se ha ricevuto il plauso degli amministratori locali della coalizione che sostiene Prodi, ha scatenato la reazione delle frange massimaliste, dai Verdi a Rifondazione. E in mezzo, a tentare di sbrogliare la questione e salvare i cocci di un centrosinistra sempre più a pezzi, gli equilibrismi del sindaco di Roma e candidato in pectore alla guida del Pd, Walter Veltroni.

Il fuoco di fila contro l’ordinanza del sindaco diessino Leonardo Domenici è partita dal ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero: «Affrontare in termini di ordine pubblico questioni che non lo sono va nella direzione opposta a quella della mediazione sociale che si dovrebbe invece mettere in campo per fenomeni del genere». Il sottosegretario all’Economia Paolo Cento (Verdi) auspica che «la giunta comunale faccia dietrofront. Così si lancia un messaggio culturale pessimo. Il fatto, poi, che il provvedimento sia venuto da sinistra vuol dire che il germe della demagogia e dell’intolleranza proprio della destra si è insinuato molto bene». Parole pesantissime. Anche perché Domenici ha intenzione di tirare dritto («Questo atto è la risposta concreta a una situazione pesante che si è creata e un modo per prevenire fenomeni criminali») e perché altri amministratori, di centrosinistra ma anche di centrodestra, si affrettano a fare altrettanto. Chiamparino per esempio. «Attraverso il comandante della polizia municipale - ha spiegato il primo cittadino di Torino - abbiamo provveduto a richiedere a Firenze tutta la documentazione tecnica e giuridica relativa all’ordinanza in questione per verificare se esistano elementi utili anche alla nostra città».
Ma la linea di «tolleranza zero», condivisa anche dal ministro del Lavoro Cesare Damiano («Le regole sono necessarie in tutti i campi») e quello ai Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti («non è repressione ma tutela della legalità»), si scontra col massimalismo di Rifondazione.

Che ha già annunciato attraverso il responsabile Enti locali, Michele De Palma e il segretario regionale, Niccolò Pecorini, di essere pronta alla «disobbedienza»: «Se non verrà ritirata questa ordinanza siamo pronta a pulire gratuitamente i vetri alle auto agli angoli delle strade». Da qui la posizione prudente del sindaco di Roma Veltroni che se la cava con una battuta che non scontenta nessuno: «Ci vuole un’armonizzazione della normativa nazionale. Il problema dei lavavetri ha in più quello dello sfruttamento del lavoro minorile. C’è, poi, un vero e proprio racket da contrastare».

Dal centrodestra, invece, si plaude all’iniziativa di Domenici. «È una decisione sacrosanta - ha commentato il vice presidente del Senato, il leghista Roberto Calderoli - una tessera di socio sostenitore della Lega all’assessore Cioni e al sindaco non gliela leva nessuno». Gianni Alemanno (An) chiede che Roma segua l’esempio di Firenze («questa reazione non è intolleranza ma un’inversione di tendenza rispetto al permessivismo che ha sempre contraddistinto le amministrazioni di sinistra»), e la stessa cosa si augurano l’assessore alla Salute di Milano Carla De Albertis per la propria città, e la Lega per Bologna.
Rimangono dubbi, intanto, sulla reale possibilità di applicare l’articolo 650 del codice penale ai lavavetri.

Per il presidente della camera penale di Firenze Lorenzo Zilletti «difficilmente si arriverà alla condanna a tre mesi». Secondo il pm di Firenze Giuseppe Soresina «il difficile è che si rendano reperibili dopo la denuncia a piede libero». Problemi di costituzionalità sono stati sollevati dal presidente emerito della Corte costituzionale Antonio Baldassarre: «Qualche dubbio può nascere per violazione del principio di uguaglianza visto che il divieto riguarda solo i lavavetri di una città». Infine l’Aduc lancia l’allarme: «L’ordinanza è valida solo fino al 30 ottobre. E dopo? Tornerà tutto come prima».