Ha sterminato la famiglia sotto effetto della coca «Adesso ho molta paura»

Non erano ancora le 7, quando ieri mattina Lorenzo Manavella ha varcato la soglia della caserma dei carabinieri di Santhià (Vercelli) per confermare la sua terribile confessione, ossia che era stato lui ad uccidere i nonni e la zia. Felpa blu, il cappuccio calato sul viso, occhi sbarrati che ostinatamente guardano il pavimento, la giovane promessa del volley vercellese, per ore ha ripetuto come un mantra: «Sono stato io, sono stato io».
Venerdì sera si era consegnato alla Polfer di Venezia, con gli abiti ancora imbrattati di sangue ma solo il giorno dopo ha spiegato il motivo che lo ha spinto a massacrare la sua famiglia. Il bisogno di soldi, la mente offuscata dalla cocaina, la voglia di evadere da un mondo che lo opprimeva, sembrano essere i moventi che hanno trasformato quello che per tutti era un bravo ragazzo, in un mostro assassino. Lorenzo Manavella - che in passato era stato arrestato per motivi di droga - è accusato di omicidio e ora gli inquirenti cercano di capire se il ragazzo abbia avuto dei complici. Sconvolto suo padre continua ripetere. «In una notte ho perso tutta la mia vita». Uno dopo l'altro sono caduti sotto la sua follia omicida la nonna Pina, da anni inferma e su una sedia a rotelle e il nonno Tullio che gli aveva trasmesso la passione per lo sport. Per loro Lorenzo aveva sempre avuto parole tenere, sul suo profilo Facebook scriveva: «Sono l'unica gioia della mia vita». Parole e sentimenti che, con la mente offuscata dalla «neve», deve aver dimenticato, visto l'accanimento con il quale si è scagliato contro i suoi «cari nonni». La stessa tragica fine l'ha riservata alla zia Patrizia che da qualche giorno si trovava nella villetta bifamiliare per tenere compagnia ai genitori, visto che il fratello Gianluca - un tempo campione del volley ed ora apprezzato allenatore - si trovava in Sardegna.
Intanto emergono i primi dettagli di quella tragica sera: giovedì Lorenzo è andato a una festa di compleanno, poi gli amici lo hanno riaccompagnato a casa, intorno alle 22.30. Secondo loro- ascoltati dagli inquirenti- era dispiaciuto per non poter andare in discoteca perché come aveva detto al bar «non ho più soldi». Cosa sia successo quando è arrivato a casa non è stato ricostruito nei particolari, sono molti i tasselli mancanti che rendono il triplice omicidio ancora un mezzo giallo. Entrato in casa Lorenzo, a quanto pare preda della droga, avrebbe cercato del denaro (300 euro) e, sorpreso da nonno Tullio che era in pigiama ma sveglio, avrebbe perso la testa iniziando a colpirlo. Poi la furia omicida si è sfogata sulla nonna e stessa sorte è toccata alla zia Patrizia. Alle 5.30 Lorenzo, senza nemmeno cambiarsi e lavarsi, ha preso un treno per Milano, poi per Venezia dove più tardi si è consegnato alla polizia.
Dopo la strage, quando il ragazzo era introvabile, nessuno voleva pensare che potesse essere lui lo spietato assassino. Quando si è fatto prendere aveva ancora le mani sporche di sangue. Quello di nonno Tullio, nonna Pina, e della zia Patrizia, le persone con le quali divideva il quotidiano delle giornate nella villetta bifamiliare. A legarli ancora di più la passione comune per la pallavolo, lo sport che aveva reso suo padre Gianluca un apprezzato campione qualche anno fa ed ora un ottimo allenatore. «Non so spiegare cosa sia successo e perché l'ho fatto. So solo che adesso ho molta paura», ha detto ancora Lorenzo, sempre più confuso. Parole che non bastano al sostituto procuratore di Vercelli Roberta Brera che dirige l'indagine e che adesso non solo punta a trovare il vero movente della strage ma cerca di capire se l'omicida sia stato «aiutato» da qualcuno, oppure se sia stato in qualche modo istigato a compiere la mattanza magari da un «amico» pericoloso. Chissà forse qualche spacciatore cui doveva del denaro.