I 5 Stelle assediati provano a difendersi: «Sciacalli in azione»

RomaNon ci si può nascondere dietro la cultura storica e abbandonarsi a citazioni per evitare di essere bollati come fomentatori di odio. Quindi citare Mao Tse-Tung e il suo celebre aforisma («la rivoluzione non è un pranzo di gala») non può essere la didascalia più adatta a corredo del terribile episodio di violenza che ha avuto domenica scorsa come cornice la romana piazza Colonna. E la frase in oggetto è stata rilanciata sul web dal «teorico» del Movimento 5 Stelle Paolo Becchi, e segnalata sempre su internet da Aldo Grasso, che lo bolla come commento fuori luogo (e quindi di per sé pericoloso). «Un attentato come questo - scrive sempre Becchi sul Blog di Grillo - ricompatta con il solito vecchio cliché: uniti contro la violenza e, al contempo, uniti contro chi semina la violenza e qui il messaggio è chiaro. Del gesto eclatante vi è comunque un responsabile: il M5S che con il suo linguaggio inciterebbe ad atti di questa natura. E così si prendono due piccioni con una fava». Grillo stesso rincara la dose. «Ci stanno provando a dare la colpa al M5S - tuona il comico genovese -. Gli sciacalli sono in opera anche se un po' di vergogna ce l'hanno». Sul frequentato blog grillino ci sono ancora tanti commenti poco urbani che invertono il rapporto causa-effetto su quanto accaduto a piazza Colonna. Anche se molti messaggi sono stati rimossi, ne resistono altri che non cambiano tono e danno la colpa a una casta (quella politica ovviamente) piena di «sporchi schifosi», e c'è chi si rammarica che abbia pagato il prezzo più alto un «povero carabiniere» invece che «uno di loro». Se i commenti dei semplici lettori possono essere feroci, quelli dei nuovi parlamentari grillini mostrano comunque un tasso polemico altamente rischioso. «Il gesto esecrabile dell'altro giorno - spiega Daniele Del Grosso, deputato dei 5 Stelle - è un segnale a chi sta al governo e ha portato il Paese all'esasperazione». Del Grosso si affretta a dire che non cade nel tranello di addossare responsabilità personali, ma affermare che il gesto di un folle è la diretta filiazione di un'azione politica sciagurata è comunque degno di nota. «Sono le politiche criminali di Berlusconi e Monti che hanno portato alla disperazione milioni di persone - gli fa eco Paolo Ferrero (Rifondazione comunista) -, che hanno provocato centinaia di suicidi e costruito il clima in cui è maturato il gesto criminale di Preiti» . Anche i Giovani comunisti non hanno dubbi. «L'atto di oggi è sintomo di un diffuso disagio - recita un comunicato -, frutto di anni di tagli, di disoccupazione a livelli impensabili, di assenza di prospettive future per la maggior parte della popolazione, di sfiducia nei confronti di questo sistema politico».
Ma c'è chi va oltre sostenendo addirittura che il gesto di un folle sarà utilizzato con profitto da chi vuole portare avanti una politica non condivisa dagli italiani. «Quello di domenica è stato un fatto preparatorio a nuove forme di repressione - profetizza su Twitter Sabina Guzzanti - senza cui non potrebbero realizzare i “programmi”».
Intanto sui muri di Padova, sono già comparse le prime scritte inneggianti a Luigi Preiti. A denunciare il fatto il capogruppo al Senato della Lega Nord Massimo Bitonci. E un episodio analogo è stato registrato sui muri di un liceo romano. Su Facebook, poi, c'è chi ha avuto la bislacca idea di aprire un «gruppo aperto» a nome di Luigi Preiti. Un centinaio le adesioni e un solo post che si commenta da sé: «È un eroe. Ce ne fossero come lui».