I gemelli spariti e l'incubo (a lieto fine) di ogni genitore

Ci sono mille modi per assaporare l'acido dell'angoscia, ma non ce n'è uno paragonabile a quello dei genitori che non trovano un figlio. Più o meno, non esiste genitore che non possa facilmente condividere quanto intendo dire. Più o meno, è capitato a tutti. Un malinteso sugli orari, un difetto di comunicazione, un qualsiasi momento di distrazione e di leggerezza. Sì, anche di distrazione e di leggerezza: diamine, un genitore è sotto stress a tempo pieno, giorno e notte, a tutte le ore e in tutte le stagioni, ci sta che capiti un minuto fatale, un minuto di cui pentirsi sempre, tutta la vita, anche se c'è il lieto fine. Quante volte ci siamo detti non avrei mai dovuto lasciarlo solo, non avrei mai dovuto fidarmi, non avrei mai dovuto distrarmi. Quante volte...

L'angoscia che strangola e chiude le vie respiratorie ci prende quando le creature sono fuori casa, quando sono con qualcun altro, quando ritardano e persino quando semplicemente il cellulare risponde nella sua formula più odiosa, la persona chiamata non è al momento raggiungibile. Questa angoscia particolare, unica e senza paragoni, ci prende con figli grandi e autonomi, figuriamoci con due gemelli di sei anni.

Nel caso di Ponte Mammolo possiamo risparmiarci già in partenza tutte le tentazioni meschine di salire sul piedestallo per censurare gli altri genitori, per insegnare come si fa e come non si fa: siamo tutti fenomeni ad educare i figli degli altri, è con i nostri che magari zoppichiamo un po' di più. Vuole il caso che i genitori di Alexander e Sebastian non siano incoscienti e abbrutiti, i soliti noti capaci di lasciare bambini in giro per strada come randagi: sono persone serie che stavano in chiesa e che si sono fidate, lasciando i piccoli a giocare con conoscenti abituali e sicuri.

Poi, passando le ore, senza notizie, tra tante testimonianze concitate, fatalmente il sospetto di avere sbagliato tutto, di avere riposto male la fiducia, di non avere conosciuto abbastanza i conoscenti, questo sospetto atroce si fa sempre strada. Così, inevitabile, s'ingigantisce lentamente dentro l'anima la paura più grande, la paura che ogni genitore conosce e teme, la paura ancestrale e infinita: la paura del mostro. Troppi ne abbiamo visti, troppe se ne sono sentite, perché il primo e unico pensiero non diventi quello. Persino Gesù Cristo su questo tema non si è trattenuto, sfoderando la sua santità più feroce: a chi osa sfiorare un innocente, ha consigliato di mettersi una macina al collo e buttarsi in fondo al mare.

Anche noi genitori, di fronte a certe prove, possiamo istintivamente coltivare pensieri divini.