I GUAI DEI DEMOCRATICI

Il cardinale Angelo Bagnasco richiama i politici sulla questione morale. «Questione grave e urgente», dice durante la messa per la festa della Madonna della Guardia, un appuntamento molto sentito nella sua Genova. Un tema che tocca «la politica come tutti gli altri ambiti del vivere pubblico e privato», e riguarda «le persone ma anche le strutture e gli ordinamenti». Tutta la società «deve diventare una società educante», spiega il capo dei vescovi italiani: dunque non c’è ambito della vita che possa ritenersi escluso dall’avvertimento del porporato. Lo ripete lui stesso: «La questione riguarda tutti come un problema non solo politico, ma culturale ed educativo. C’è bisogno di una grande conversione culturale e sociale».
Bagnasco non è un «doppiopesista». Non ha lesinato i richiami quando la questione morale toccava il centrodestra, e non si risparmia oggi che sotto i riflettori della magistratura è finita la rete di rapporti che fa capo a Filippo Penati, fino a poche settimane fa capo della segreteria politica di Pier Luigi Bersani e leader del Pd in Lombardia. Ogni giorno dalle carte dell’inchiesta emergono particolari nuovi del «sistema Penati», i sospetti di tangenti, dei finanziamenti occulti al Partito democratico e delle triangolazioni con le coop rosse dell’Emilia Romagna. Una struttura solida, stabile, rafforzata negli anni.
Se nell’occhio del ciclone giudiziario si fosse trovato Silvio Berlusconi, giornali e tv avrebbero piazzato il richiamo del cardinale Bagnasco tra le top news. Non è un’ipotesi: hanno sempre fatto così. Dal Corriere al Tg3, ogni volta i rimproveri della Chiesa alla politica sono stati ospitati con ampiezza e risalto, a patto che giungessero a biasimare i comportamenti del premier o i guai giudiziari, suoi o di qualche altro uomo del centrodestra. Oggi invece, poiché i problemi maggiori sono a sinistra, il numero uno dei vescovi italiani è stato nascosto tra le brevi di cronaca o le curiosità di giornata.
Interpretazione troppo malevola? Un’occhiata ai siti internet delle principali testate on line a metà pomeriggio di ieri forniva risultati sconcertanti. Per il Corriere della Sera Bagnasco era la notizia numero 11, dopo la manovra, la protesta dei sindaci, gli allarmi del Fondo monetario sulla ripresa, la situazione in Libia, l’udienza preliminare per l’omicidio di Sarah Scazzi e il cannibale russo. Prima di arrivare alla tirata d’orecchi del cardinale ci si poteva informare anche sul superuovo che alimenta il tennista Djokovic, le foto hard di un’aspirante miss e sulla «melavisione». Un paio d’ore dopo, Bagnasco aveva riguadagnato l’ottava posizione.
Sul sito della Stampa il presidente della Conferenza episcopale si piazzava al sesto posto, peraltro catalogato nella rubrica «Esteri». Quarta posizione sulla «home page» di Repubblica.it, la collocazione più importante nella scaletta delle notizie dopo quella - scontata - in apertura di Avvenire.it. Nono posto sul sito del Messaggero, una notiziola minuscola inserita nel capitolo Penati. Anche il Fatto quotidiano e l’Unità confinavano Bagnasco tra le notizie minori. Nessuna menzione sulla «home» del Tg3 e, sorprendentemente, nemmeno su quella di Libero.
Il Secolo XIX, che è di Genova e quindi più di altri avrebbe dovuto dare risalto alle parole dell’arcivescovo cittadino, l’aveva addirittura relegato nel capitolo «Italia e Mondo», dopo una lunga carrellata sul delitto di Novi, il re dei furti al volo, le proteste dei pendolari liguri e lo sciopero della Cgil. Per il principale quotidiano genovese, l’onore di aprire la rassegna delle notizie del giorno era riservato a un altro ligure di spicco, l’ex ministro Claudio Scajola, indagato. I problemi giudiziari del centrodestra in evidenza, i richiami alla «questione morale» che investe il centrosinistra insabbiati.