I partiti anti Cav remano contro le riforme

Roma«Parliamone», diceva il segretario del Pd Pier Luigi Bersani il 25 maggio in un colloquio con la Stampa. Sul presidenzialismo «parliamone», anche se, aggiungeva cautamente, «due mesi sono pochi». A qualcuno sarà sembrato strano sentire il segretario dei democratici parlare in quel modo, eppure Bersani, due mesi fa, non alzava un muro di fronte all'ipotesi di rivoluzione delle regole di governo in Italia. Ora invece attacca «l'arroganza della destra», che propone «il vuoto a perdere del semipresidenzialismo».
Bersani non è l'unico a piroettare sulla proposta del Pdl per l'introduzione di un'elezione diretta del capo dello Stato, cui sarebbero assegnati più poteri. Finché era un dibattito, in molti erano pronti a considerarlo, ora che l'ipotesi è nero su bianco, diventa un mostro legislativo.
Pur prudente sui tempi, Luciano Violante a fine maggio era uno dei più aperti, nel Pd, a un'intesa, o comunque a un ragionamento, con il Pdl: «Per quanto mi riguarda non chiuderei la porta in faccia alla proposta del Popolo della Libertà», diceva l'ex presidente della Camera. L'idea Berlusconi-Alfano «può comunque favorire - rifletteva - l'avvio di un confronto politico positivo». Il costituzionalista del Pd Stefano Ceccanti ha addirittura depositato una proposta di referendum sul presidenzialismo, ritenendolo un passo fondamentale per il Paese. Ora però la linea dei democratici è quella della demonizzazione assoluta. La capogruppo in Senato Anna Finocchiaro definisce la proposta del Pdl una forma di «cinismo sulla pelle degli italiani».
Ma anche nell'Udc si nota un certo cambio di atteggiamento, da quando il presidenzialismo era argomento da discutere a quando è diventato un cavallo di battaglia del Pdl. L'opinione di Rocco Buttiglione, ad esempio, era fino a qualche tempo fa che il presidenzialismo era da prendere in seria considerazione «per rafforzare l'unità della Nazione in presenza di una riforma federalista». Ora è categorico: «Quella che viene proposta è l'idea di una dittatura presidenziale che durerebbe 5 anni, non mi sembra di primo acchito una cosa seria», ha detto in un'intervista recente al Tgcom, smussando poi il linguaggio, ma con un giudizio sempre molto negativo. E anche Italo Bocchino, braccio destro di Gianfranco Fini, che ora definisce il progetto del Pdl strumentale, a maggio si diceva favorevole al doppio turno alla francese, ma a patto che andasse di pari passo con l'introduzione proprio del semipresidenzialismo. Era dunque per far procedere le riforme di pari passo, quella era la linea di Futuro e libertà. Dichiarava: «Se in Senato ci sarà un emendamento che introduce il presidenzialismo lo appoggeremo». Appoggio non pervenuto. Adesso l'anticipo del presidenzialismo è una «pura propaganda».