I partiti salvano la faccia: sì ai controlli sui bilanci

RomaDopo la figuraccia, il dietrofront, almeno per salvare la faccia. Alla fine ci sarà il «controllo esterno» sui rendiconti dei gruppi parlamentari. Una novità anche questa, perché finora nessun regolamento obbligava i partiti a fare neppure un bilancio dei soldi ricevuti da Camera e Senato per il «funzionamento dei gruppi». Una montagna di soldi: più di 70 milioni di euro, per ogni anno dei cinque di legislatura. Dopo l'incredibile veto posto dai partiti sulla verifica dei bilanci da parte di società di revisione contabile, e soprattutto dopo gli scandali per le ruberie dei fondi in Regione Lazio (preceduti da quelli di Lusi e Belsito), la Giunta per il regolamento della Camera fa marcia indietro e approva in gran fretta per riparare al passo falso.
Sarà dunque una stessa società privata, selezionata tramite gara ad evidenza pubblica, a controllare i rendiconti dei gruppi, e non più soltanto l'ufficio di presidenza della Camera insieme al collegio dei questori (che poi sono deputati), com'è accaduto da sempre, con enormi margini di discrezionalità per i gruppi di usare i milioni a proprio piacimento.
Il voto è stato all'unanimità, come pretendeva il presidente della Camera, per smorzare le polemiche sollevate dal «no» del giorno prima. Gianfranco Fini ha sottolineato che questa è la dimostrazione che «non c'è stato nessuno scontro tra chi voleva e chi non voleva i controlli». In realtà le divisioni ci sono state eccome e ci sono ancora.
Il capogruppo del Pdl Peppino Calderisi ha difeso fino all'ultimo il principio costituzionale dell'autonomia della Camera sostenendo che questo viene violato con il controllo esterno dei bilanci dei gruppi. Dello stesso avviso Gianclaudio Bressa del Pd e Antonio Leone del Pdl entrambi relatori del testo che è stato bocciato martedì e prevedeva che i bilanci dei partiti venissero sottoposti all'analisi del collegio dei Questori, con la supervisione della Corte dei Conti, e che dopo l'approvazione venissero pubblicati in allegato al bilancio della Camera e, quindi, anche su internet.
Ieri Fini ci ha tenuto a ribadire che «non è stato leso il principio della autonomia del Parlamento» ma, al contrario, che la Camera «ha colmato una lacuna». E ha sottolineato che chiederà che il provvedimento vada in Aula già dalla prossima settimana. Per tutelare il principio costituzionale della autodichia, cioè l'autogiurisdizione della Camera, si è deciso comunque che la relazione della società contabile venga trasmessa ai Questori e all'Ufficio di Presidenza, che poi erogheranno i fondi. I bilanci dei gruppi parlamentari, quindi, saranno più trasparenti perché la società di revisione legale, selezionata dall'Ufficio di presidenza con una procedura ad evidenza pubblica, verificherà nel corso dell'esercizio anche la tenuta regolare della contabilità ed esprimerà un giudizio sul rendiconto. Una scelta che anche a causa delle elezioni imminenti trova molti d'accordo molti big. «Il Pd - dice il segretario Pier Luigi Bersani - da quando è nato si è fatto certificare dalla stessa società che certifica i conti per Bankitalia. Noi problemi zero». Favorevole anche il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini secondo il quale la Camera ha preso la decisione opportuna. «Dopo i casi Lusi, Belsito e Fiorito - evidenzia invece l'Idv - è la scelta più saggia ed efficace. Abbiamo presentato in Giunta per il regolamento due emendamenti e siamo soddisfatti che siano stati accettati entrambi». Fra i deputati c'è però chi vorrebbe fare un ulteriore passo avanti. «Il percorso verso la trasparenza - sottolinea Guido Crosetto (Pdl) - passa attraverso una cosa più seria: la pubblicazione su internet di tutte le spese. Anche della stessa Camera. Così cittadini e parlamentari, ai quali oggi non è consentito, potranno verificare singolarmente ogni spesa effettuata con denaro pubblico».