Con i soldi delle tasse l’assessore finanzia il senso unico per cani

Grosseto, nei parchi &quot;viabilità&quot; obbligata per gli animali. E a Napoli, col telefono di servizio un consigliere spreca 7.500 euro in 48 ore<br />

L’idea alla base del federalismo fiscale, parola di Roberto Calderoli, è che potranno essere messe insieme «quelle dodici, tredici tasse che oggi colpiscono la casa, realizzarne un’unica il cui beneficiario sarà il comune». In modo che il cittadino possa verificare «quanti soldi il comune gli fa pagare e come vengono gestiti». Ci sarà da ridere. O da arrabbiarsi. O forse i sindaci italiani, di fronte a vincoli di bilancio più stringenti, riusciranno davvero ad abbandonare sprechi e virtuosismi da finanza creativa, e ci penseranno due volte prima di stanziare soldi pubblici per provvedimenti quantomeno bizzarri. Perché se è vero che di spese inutili la storia italiana è piena, quest’ultima estate forse ha fatto toccare il massimo: i primi cittadini hanno dato fondo alla fantasia, e in alcuni casi alle casse pubbliche, nell’emanare ordinanze e regolamenti. Il più bislacco, anche se finanziariamente non devastante, è quello adottato nel comune di Orbetello, dove è stato deliberato che nella zona a traffico limitato i cani possono passare, ma non passeggiare. Del resto i cartelli, fatti fare nuovi di zecca e fatti installare, parlano chiaro: «Divieto di passeggio ai cani». Ai vigili urbani il compito di capire chi col cane al guinzaglio stia «passando» o «passeggiando». Il provvedimento preso dalla giunta di Orbetello è paragonabile solo a quello preso quest’estate dal suo stesso capoluogo di provincia, Grosseto. Qui in un parco si sono inventati il «senso unico alternato» per i cani. Anche qui il costo sul bilancio pubblico non sarà da fallimento: hanno dovuto pagare i cartelli e il montaggio. La domanda è un’altra: siamo sicuri che ce ne fosse proprio bisogno? Due esempi «piccini» di utilizzo singolare di soldi pubblici, degli euro versati dai cittadini in forma di tasse e tributi, che forse fanno sorridere, più che indignare. Indigna, invece, venire a sapere che a Napoli un consigliere comunale di centrosinistra ha speso, in sole 48 ore, 7.500 euro in telefonate col cellulare di servizio. I suoi colleghi, con una media di 4mila euro a bimestre, fanno la figura dei dilettanti. La voragine nei conti comunali causata dal caro-telefonino è venuta alla luce il 16 giugno scorso, quando gli stupefatti contabili comunali hanno stimato che ogni anno palazzo San Giacomo spende in telefonate 3 milioni e mezzo di euro; comunque solo una goccia, nel mare delle spese affrontate annualmente dalle casse napoletane - un miliardo e 574 milioni a fronte di 724 milioni di entrate fiscali, fondi che coprono solo il 46 per cento delle uscite. Cifre che condannano Napoli al centounesimo posto nella classifica dei capoluoghi di provincia finanziariamente autonomi. Scendendo di tre gradini nella classifica, al centoquattresimo posto (o quint’ultimo, a seconda dei punti di vista) troviamo Messina. Qui il comune spende attorno al milione per la telefonia fissa: un bel peso per le finanze di Palazzo Zanca, già dissestate dai debiti fuori bilancio, circa 31 milioni di euro. Tornando su di due posizioni, al centoduesimo posto, Palermo. Qui, nonostante le tasse locali coprano solo il 43,8 per cento delle spese, la giunta guidata da Diego Cammarata paga da ottobre 2007 bollette di 3mila euro alla Telecom per i servizi di trasmissione dati delle telecamere poste ai varchi della ztl. Peccato la ztl sia rimasta in funzione solo tre settimane, prima che la giustizia amministrativa affossasse il progetto. E così il 26 agosto scorso il comune ha aggiudicato l’appalto - altri 60mila euro - per l’invio delle lettere di preannuncio di rimborso di quanto da loro versato per l’acquisizione dei pass per la ztl. Se a Palermo non avevano fatto i conti con i giudici del Tar, a Modena non li hanno fatti e basta: «Il comune di Modena ha sbagliato a calcolare l’Iva sui lavori per la costruzione della nuova sede della polizia municipale, e dopo 4 anni dall’aggiudicazione dell’appalto, è costretto a pagare 535mila euro in più». Questa la denuncia lanciata il 27 agosto scorso dal consigliere regionale del Pdl Andrea Leoni. Modena sta nella parte alta della classifica - diciassettesimo posto - e copre autonomamente il 90,2 per cento delle proprie spese.