«I turisti scappano Basta allarmismi su Sharm El-Sheikh»

«In considerazione del progressivo deterioramento della situazione di sicurezza si sconsigliano i viaggi in tutta la penisola del Sinai comprese le località balneari ivi situate, quali Sharm El-Sheikh, Dahab, Nuweiba e Taba». Questo è l'avvertimento sull'Egitto, tuttora in corso, rivolto ai cittadini italiani dal ministero degli Esteri attraverso il sito Viaggiare Sicuri. Sono anni che l'atteggiamento del ministero è rivolto alla massima prudenza. Le ricadute sono evidenti per tutta la filiera del turismo, perché il mercato del mar Rosso - che ha una particolare convenienza incrociando prezzo, qualità, distanza - è per gli italiani la prima meta turistica estera, favorita anche dal fatto di non essere sottoposta alle stagionalità di altri Paesi del Mediterraneo.
Ernesto Preatoni, presidente di Domina Vacanze holding e fondatore di Sharm El-Sheikh, è il promotore di una lettera al ministro degli Esteri nella quale si chiede «di rivedere la posizione della Farnesina almeno su Sharm el-Sheikh, area dell'Egitto in cui la guerra civile non è mai arrivata, che è ampiamente protetta da struttura di sicurezza privata e dove la situazione per i turisti è tranquilla». L'iniziativa, ispirata dalla preoccupazione per «decine di migliaia di posti di lavoro», ha già raccolto, secondo Preatoni, oltre 3mila adesioni, con l'obiettivo di raggiungere le 10mila». L'imprenditore protesta: «Non c'è criterio. È una scelta burocratica fatta da qualcuno che non ci rimette niente. A Sharm la situazione è tranquilla: lo sconsiglio dovrebbe essere dichiarato per Roma quando si gioca una partita di calcio!».
Continua: «È giusto, come fanno altri Paesi, che il governo informi i propri cittadini, ma questi devono decidere da soli: il rischio fa parte della vita. Uno sconsiglio governativo altera il mercato perché le assicurazioni non coprono più quei viaggi; ma - è il paradosso di Preatoni - perché non si sconsigliano i viaggi aerei quando c'è un incidente, o non si vieta di andare in macchina visti i morti che ci sono sulle strade?».
Altri Paesi non usano le stesse modalità dell'Italia. «Da noi le indicazioni di ministero sono orientamenti ufficiali, con gravi ricadute economiche. Quello italiano è un metodo illiberale che interferisce sulle scelte dei cittadini».