I veleni del Pd non incrinano il fronte azzurro

Nella guerra dei nervi d'agosto i democratici lanciano l'offensiva del dubbioil caso. "I vostri pronti a sostenere un Letta bis". Ma l'operazione è impraticabile

Nella guerra di nervi agostana che prelude al vero scontro di autunno si insinua anche il lancio dell'«offensiva del dubbio». Sono i parlamentari del Pd a distillare gocce di veleno e a recapitarle, tramite indiscrezioni di stampa, nel campo avverso. Il messaggio che si vuole trasmettere per fiaccare i bollenti spiriti piediellini è semplice: «Non vi illudete, anche se fate cadere il governo Letta, non avremo difficoltà a trovare un drappello di parlamentari della vostra parte pronti a sostenere un Letta bis». Più nello specifico si parla di senatori visto che passa da Palazzo Madama la sopravvivenza dell'esecutivo ed è lì che il pallottoliere del centrosinistra è ben lontano dalla soglia dell'autosufficienza.

La tesi di fondo è che esisterebbe la concreta possibilità di mettere insieme il consueto desiderio di conservazione della poltrona degli eletti con il malumore di alcuni per l'imminente ritorno a Forza Italia. Una miscela esplosiva che diventerebbe la leva attraverso cui individuare dieci-venti volenterosi disposti a sostenere una nuova avventura lettiana, magari sotto la dizione del classico «governo di scopo». C'è anche un virgolettato anonimo di un parlamentare azzurro che recita: «Non ci stiamo a prendere ordini dalla Santanchè». La replica della parlamentare è affidata a un tweet affilato. «Prendere ordini da Napolitano invece va bene...».

In realtà al netto delle schermaglie l'operazione non appare percorribile. Al Senato ci sono 108 senatori del Pd e 20 sono quelli di Scelta civica. Dieci in tutto i senatori autonomisti che stanno insieme al Psi di Nencini più i 7 di Sel. Ci sarebbero poi i tre fuoriusciti grillini. A quel punto trovando un gruppetto di ribelli, di scissionisti o traditori del Pdl a seconda del punto di vista, si potrebbe tentare di mettere in piedi un improbabile governo Frankenstein. Ma anche a volerla vedere cinicamente mancano comunque le condizioni. «Sarà pure vero che la carne è debole» sorride il senatore Luigi Compagna, eletto con il Pdl, «ma per tentare un'operazione del genere il Pd dovrebbe assicurare almeno un posto da ministro o una rielezione assicurata per riuscire a reclutare qualcuno. E con questa instabilità non esiste vera contropartita da mettere sul piatto, anche considerando come si sono concluse simili avventure nella scorsa legislatura, non esattamente in maniera gloriosa». Le ipotesi scissioniste, insomma, non sembrano avere piattaforme stabili e concrete su cui fondarsi. E il mito della diserzione di massa da parte degli eletti del Pdl, almeno per il momento, sembra dimorare soltanto nel campo dei «wishful thinking» democratici.