La Idem fa la gnorri sull'Imu ma il partito chiede chiarezza

Non sarà una faida, ma ora anche il Pd vuole vederci chiaro. E chiede, attraverso il coordinatore provinciale di Ravenna Alberto Pagani, spiegazioni alla canoista più medagliata e longeva della storia italiana. Certo, quel profilo austero, quasi monacale, tutto rigore e fatica, contrasta con il pasticcio affiorato in questi gironi: la famiglia che si divideva con una certa ubiquità, come i grandi santi, fra due prime case a Santerno, periferia di Ravenna, e in questo modo dribblava Ici e Imu, e poi l'abitazione che era anche palestra e attività commerciale e non coincideva con quel che appariva. Il mito di Josefa Idem, il ministro delle Pari opportunità che credevamo portasse un refolo di calvinismo nel Palazzo, s'incrina. Non sarà un'indagine su tangenti e mazzette, come se ne leggono in dosi industriali sui giornali con cadenza quotidiana, però la signora dello sport non ci fa una bella figura: sembra aver giocato a rimpiattino con il fisco, esattamente come quell'Italia alle vongole disprezzata da quella sinistra in cui la Idem si riconosce; e poi ci sono gli aspetti fiscali da rivedere e una dichiarazione sulla residenza che potrebbe essere falsa. Sono i tre lati di una palude in cui lei, che era abituata ai grandi specchi d'acqua, ora si dibatte per non andare a fondo.
L'indagine, come spesso in questi casi, non c'è ancora. O meglio, le agenzie di stampa raccontano da Ravenna che le carte sono arrivate in procura e sono state messe a disposizione del pm Isabella Cavallari, di fatto il numero uno dell'ufficio. Ci sono indagini, vedi quelle riguardanti il Cavaliere, che sui giornali ci finiscono quando sono già cominciate e cominciano a fare male. Tutto alla velocità della luce. Qua invece veniamo a sapere che c'è un fascicolo che potrebbe diventare un'inchiesta. Qua le indagini finiscono sui giornali prima di iniziare. Perché chissà se iniziano. Tutto al rallentatore. Tutto con calma. Tutto senza inseguire titoloni a effetto e servizi da copertina sui tg della sera.
Josefa Idem guadagna tempo, si vede recapitare la fiducia del premier Enrico Letta, si difende in un'intervista fiume a Repubblica. «Passavo tre settimane al mese in canoa - racconta a Concita De Gregorio – e delegavo ai tecnici le mie faccende. L'errore è stato affidarmi a persone che non hanno fatto il mio interesse».
Certo, sarebbe facile adesso ironizzare sul ministro che concede a se stessa quelle opportunità che la politica e la magistratura hanno negato invece in altre circostanze, quando imperava il principio del non poteva non sapere. Ma lei resiste: altro che dimissioni. «Tiriamo dritto», risponde ai cronisti che la intercettano ad un convegno a Reggio Emilia. Josefa Idem non ci sta a chiudere la propria carriera fra gli errori, le omissioni e le presunte meschinità di questa storia di ordinaria furberia, o sciatteria o, peggio, tutte e due, in contrasto con quel monumento vivente allo sport, al sudore e alla capacità di sconfiggere il tempo e dunque al di là della mediocrità.
Concetti che si possono declinare in vario modo e che sulla bocca di un leghista non levigato come Mario Borghezio diventano un messaggio senza galateo, innescando il caso del giorno. «Non ce l'ho con la signora Kyenge - afferma l'europarlamentare a KlausCondicio, cambiando in corsa il bersaglio dei suoi strali - ce l'ho invece con questa ministra Idem». Ed ecco la bordata: «Forse le vere puttane non sono quelle che esercitano la professione, sono quelle piene di ipocrisia, politicamente parlando, che dicono una cosa e ne fanno un'altra». «Che Borghezio fosse un uomo volgare gli italiani lo hanno capito da tempo - gli risponde il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda - ma oggi ha veramente toccato il fondo». Col passare delle ore la polemica si accende e il caso Idem rischia di diventare il caso Borghezio e l'uno alimenta l'altro. «Smentisco nella maniera più categorica - replica infine Borghezio - di aver pronunciato qualsivoglia appellativo volgare o offensivo nei confronti del ministro Idem. Io mi sono limitato a criticarla politicamente». Ma anche la Lega è costretta, nell'imbarazzo, a smarcarsi da Borghezio. «Prendiamo le distanze - comunica il deputato Gianluca Pini - dalle dichiarazioni e dalle offese gratuite di Borghezio al ministro Idem».

Commenti
Ritratto di 02121940

02121940

Sab, 22/06/2013 - 13:17

Il sua partito chiede chiarezza? Non ci interessa ciò che chiede o fa finta di chiedere il PD. Chi pretende di sapere è il popolo bue, quello che non solo ha pagato e paga l'ICI-IMU, ma "paga" anche la ricca indennità che la Idem si porta a casa. La Idem si deve vergognare, mentre certamente “arrossisce” chi l’ha votata.