Imprenditori più poveri dei dipendenti

RomaUn italiano su due guadagna in media all'anno poco più di 15 mila euro lordi. Ma mai, come nelle statistiche fiscali, vale la regola dei polli di Trilussa.
Il 5% dei contribuenti, infatti, controlla quasi un quarto del reddito nazionale. Due milioni di persone. E ci sono più contribuenti che dichiarano oltre 100 mila euro di quanti non siano quelli che denunciano fra i 3mila ed i 3.500 euro all'anno.
Nove italiani su dieci dicono di incassare all'anno 35.819 euro. Ma sono solo 3 italiani su mille quelli che dichiarano una «seconda casa» all'estero.
Le villette in Costa azzurra o gli appartamenti a Manhattan valgono 23 miliardi di euro. Sono 4 su mille, invece, quelli che denunciano di avere investimenti finanziari all'estero. E queste attività ammontano a 28 miliardi.
Dallo studio elaborato dal Dipartimento fiscale del ministero dell'Economia emergono poi le tradizionali contraddizioni del Fisco nazionale.
Il lavoratore autonomo dichiara in media 36 mila euro all'anno. Il lavoratore dipendente, 20.280. Il pensionato denuncia 15.780 euro; appena 70 euro in meno di quel che dice di percepire il contribuente che dichiara redditi da partecipazioni in società di persone.
Poi arriva il dato simbolo di quest'analisi. Quello del cosiddetto «imprenditore»: almeno, così viene definito dalle tabelle del ministero. Il reddito di questo «imprenditore» è di appena 17.470 euro. Vale a dire, di poco superiore a quello del lavoratore dipendente e la metà del lavoratore autonomo.
Il ministero dell'Economia spiega, però, che sotto la voce «imprenditore» si devono considerare «i titolari di ditte individuali», escluso il reddito d'impresa. Nella sostanza, s'intendono quindi i redditi soggetti all'Irpef denunciati dal popolo delle partite Iva. Un pianeta sul quale grava anche un'Iva al 21% ed i contributi previdenziali. Mondo che sopporta un cuneo fiscale e contributivo che sfiora il 70%.
Un dato però è incontrovertibile: l'80% dei lavoratori autonomi e l'80% degli imprenditori che hanno scelto la contabilità ordinaria dichiarano al Fisco redditi inferiori a 20 mila euro. Sotto la stessa soglia si collocano il 60% dei lavoratori dipendenti ed il 70% dei pensionati.
L'analisi del Dipartimento fiscale offre anche la graduatoria fra le regioni più ricche per reddito procapite (dichiarato). La classifica viene guidata dalla Lombardia, con 23.320 euro all'anno; seguita dal Lazio, con 21.100 euro; e chiusa dalla Calabria, con un reddito di 14.170 euro.
I dati fiscali, poi, fotografano anche l'evoluzione occupazionale del Paese per l'anno in cui sono stati elaborati: il 2012. Rispetto all'anno prima, sono scomparsi 350mila redditi da lavoro dipendenti (licenziamenti); 190 mila pensionati (allungamento dell'età lavorativa), 138 mila soggetti che dichiaravano reddito da partecipazione (aziende chiuse). In compenso, sono aumentate di 128mila le dichiarazioni dei redditi di chi diventa lavoratore autonomo; magari dopo un licenziamento o dopo aver chiuso quella che era l'attività (la bottega) originaria. Oppure - come avviene ormai sempre più spesso - si tratta di giovani neo assunti a cui le aziende chiedono di aprire una partita Iva pur di non regolarizzarli con gli strumenti previsti dalla legge.
Nel complesso, dall'inizio della crisi al 2012, i redditi medi dichiarati hanno subito una contrazione reale del 14,3%. Mentre l'unico dato significativo con il segno «+» segnalato dal Dipartimento fiscale è frutto di una semplificazione fiscale. Gli immobili affittati hanno fatto registrare un aumento del reddito per i proprietari (una emersione nella maggioranza dei casi) del 38%, grazie all'introduzione della cedolare secca. Non solo. L'incremento è del 38% per i proprietari che hanno scelto l'aliquota al 21%, ma del 44% per quelli che hanno optato per l'aliquota al 19%. Un segnale chiaro: meno pago, più dichiaro.