Incontri, sms e telefonate: Letta corre contro il tempo

RomaCi sono troppe domande sul caso Shalabayeva a cui Enrico Letta non ha ancora trovato risposte. Ha pochi punti fermi. Crede nella totale estraneità di Angelino Alfano. E lo dice chiaramente in conferenza stampa. Ma questa è una delle poche certezze del presidente del Consiglio. Il resto è una nebulosa dai contorni poco chiari. Qualcuno gli accenna alla possibilità che il governo sia finito in mezzo ad una lotta tra apparati dello Stato. Che puntano ad indebolirlo prima che si rafforzi; prima che riesca a portare a termine le riforme indicate dal programma.
Letta ascolta, ma non commenta. Londra, però, gli ha aperto gli occhi. E gli ha regalato un altro punto fermo: non ci può essere un altro governo. «Torno a Roma - commenta Letta - con la convinzione che all'estero guardano all'Italia con attenzione e chiedono solo stabilità politica per poter investire in Italia. Sono convinto che la stabilità sia un bene e lavorerò per questo».
Lo dice sicuro. Per questo non intende retrocedere di un solo passo. Va avanti con tutto il suo governo. È convinto che l'instabilità politica abbia un prezzo che l'Italia non può permettersi di pagare: chiunque sia a Palazzo Chigi. Per questo domani sarà nell'aula di Palazzo Madama quando l'assemblea del Senato sarà chiamata ad esprimersi sulla sfiducia individuale del ministro dell'Interno. «Venerdì sarò in Parlamento», annuncia. Ed aggiunge: «Non faccio scommesse, ma non vedo nubi all'orizzonte». Vuole vedere in faccia chi vota contro Alfano.
Il presidente del Consiglio sa - anche perché se lo è sentito ripetere nei suoi colloqui londinesi - che se il suo governo dovesse cadere, i rischi di instabilità economica sarebbero altissimi. Standard and Poor's non aspetterebbe l'autunno per un eventuale (ed atteso) ulteriore declassamento. L'agenzia di rating lo ha già minacciato quando ha previsto per l'Italia un outlook negativo.
In caso di caduta del governo Letta un ulteriore declassamento sarebbe più o meno automatico: si è sentito dire il presidente del Consiglio dai suoi interlocutori. A quel punto, il debito italiano avrebbe il valore di «titolo spazzatura» (già oggi siamo lontani solo due «tacche» da quel livello). E le banche sarebbero costrette ad alleggerire le posizioni sull'Italia ed altrettanto sarebbero costretti a fare i fondi d'investimento. Uno scenario da incubo.
E proprio questo scenario sarebbe stato prospettato dal presidente del Consiglio in tutte le telefonate fatte con Roma. Anche se, tecnicamente, si realizzerebbe solo se il declassamento arrivasse da due agenzie di rating su tre.
Per queste ragioni, per tutta la giornata Enrico Letta invia messaggi ai partiti a Roma nel tentativo (non propriamente riuscito almeno nei confronti del Pd) di allentare la pressione su Alfano; e, quindi, sul governo. Anche al termine dell'incontro con Cameron a Downing Street ripete che «la stabilità politica è essenziale per la crescita. Ecco perché alla business community ho ripetuto che il mio primo impegno è per la crescita, per la ripresa, per le riforme economiche ma ho anche detto che senza la stabilità politica sarà impossibile farle». E ribadisce: «Il mio lavoro è per accelerare la stabilità politica».
Poi, annuncia che durante il semestre di presidenza Ue, l'Italia si batterà per una maggiore flessibilità (soprattutto di bilancio) nell'Unione europea. Italia e Gran Bretagna - dice - «condividono il bisogno di una Ue più flessibile». Ed aggiunge: «Dobbiamo avere la consapevolezza che va chiuso il divario tra i cittadini e l'Ue. Vale per gli inglesi come per gli italiani». Piccolo particolare: Letta parla di flessibilità Ue solo quando Saccomanni è lontano.