Indagine sul giudice del caso Mills In arrivo gli 007 della Severino

MilanoFine del processo Mills, avanti con il processo Mills. Non è bastata l'ufficialità della prescrizione - arrivata solo pochi giorni fa - a chiudere definitivamente le polemiche sul dibattimento che vedeva imputato Silvio Berlusconi, accusato di aver corrotto nel 1999 il teste David Mills con 600mila dollari. Il colpo di coda sono due lettere del procuratore generale di Milano Manlio Minale. Due missive in cui l'alto magistrato chiede al presidente della Corte d'Appello Giovanni Canzio di esercitare i suoi «poteri di sorveglianza» e verificare i motivi per cui il processo si sia chiuso con l'estinzione del reato, sottolineando «l'inadeguatezza del calendario» e «l'ingiustificata disattenzione» di fronte ai segnali di preoccupazione lanciati dal pm Fabio De Pasquale. Un gesto, quello di Minale, che ha aperto un nuovo fronte. Ieri, infatti, un'interrogazione urgente del Pdl chiede al ministro della Giustizia Paola Severino di inviare gli ispettori al Palazzaccio milanese, per chiarire i contorni di quella che viene ritenuta un'«ingerenza non consentita».
La firma in calce all'interrogazione è quella di una piccola pattuglia di deputati-avvocati del Pdl: Manlio Contento, Enrico Costa, Maurizio Paniz, Salvatore Torrisi e Luigi Vitali. Dopo la notizia dell'iniziativa di Minale - comparsa sul Corriere della Sera due giorni fa - da via dell'Umiltà è partita la richiesta di intervento al Guardasigilli. «Il procuratore - scrivono i cinque parlamentari - si sarebbe lagnato dei tempi che sono occorsi alla Corte d'Appello per definire l'istanza di ricusazione proposta dalla difesa di Berlusconi, nonché dei tempi delle prime sei udienze dinanzi al tribunale di Milano». Una circostanza che «costituisce un'ingerenza non consentita nella gestione dell'ufficio giudiziario, sia nei confronti del presidente della Corte di Appello in ordine alla ricusazione, sia nei confronti del presidente del tribunale» che ha pronunciato la sentenza di primo grado. Ossia un proscioglimento per «estinzione del reato», anche se nelle motivazioni i giudici sottolineavano che il Cavaliere - in assenza di prescrizione - andava comunque assolto. E le tesi della Procura? Bocciate con un lapidario «nessun dato di fatto, nessuna prova storica» contro l'ex premier.
Ma la scelta di Minale di «lagnarsi dei tempi del processo a Berlusconi costituisce oltreché atipica reazione verso la sentenza del tribunale», anche «un non consentito monito, se non pressione, nei confronti di tutti i magistrati che si occupano e si occuperanno dei processi a Silvio Berlusconi, a procedere con corsia assolutamente preferenziale e non assumere decisioni sfavorevoli alla Procura, pena il rischio di vedersi avviare procedimenti disciplinari contro». «Lo stesso Pg - insistono i cinque deputati - si è occupato di millimetrare le scelte altrui con tale percorso atipico, senza peraltro nemmeno impugnare la sentenza» che ha stabilito «l'assenza di responsabilità» dell'ex presidente del Consiglio. Di qui, la richiesta al ministro di «verificare a mezzo dei poteri ispettivi» quanto accaduto a Milano, se ci siano stati in passato da parte di Minale «interventi analoghi finalizzati a censurare la gestione di calendario delle udienze», e - nel caso - di assumere «provvedimenti necessari a ristabilire il massimo grado di rispetto dei principi di terzietà, di equidistanza e di parità fra i cittadini».