Gli inganni dei clienti per nascondere le baby squillo

Ora tocca ai clienti sfilare davanti ai magistrati. Questa settimana l'inchiesta sul giro di prostituzione minorile a Roma, che vede due ragazzine coinvolte, vedrà l'inizio degli interrogatori dei clienti, almeno di quei venti finiti nel registro degli indagati per avere pagato per avere rapporti sessuali con due ragazzine di 15 e 16 anni. Dieci di questi clienti hanno già chiesto il patteggiamento. Altri venti sono stati identificati ma non ancora iscritti. Sempre oggi verrà nuovamente interrogato Mirko Ieni, considerato il dominus del giro di prostituzione.
L'inchiesta sullo sfruttamento volge al termine e per i primi sei indagati la Procura si accinge a chiedere la richiesta di rinvio a giudizio. A rischiare il processo sono Mirko Ieni, Nunzio Pizzacalla, Mario De Quattro, la madre di una delle ragazzine, i clienti Riccardo Sbarra e Marco Galluzzo. Ieni e Pizzacalla sono accusati di sfruttamento della prostituzione minorile e Ieni anche di cessione di droga. Al commercialista Riccardo Sbarra si contesta anche di aver detenuto materiale pedopornografico. De Quattro è accusato di tentata estorsione, per aver cercato di farsi dare 1.500 euro dopo aver videoregistrato un incontro dietro la minaccia di diffondere il filmato. Galluzzo, è accusato di aver ceduto cocaina in cambio delle prestazioni.
È nel vivo l'indagine sui clienti delle ragazzine, tanti e facoltosi, alcuni molto assidui. E dalle pagine del verbale dell'incidente probatorio emerge che probabilmente i clienti sapevano della giovanissima età delle ragazzine. Anche perchè in alcuni casi, su suggerimento dello stesso Ieni, i rapporti a pagamento erano consumati nelle stanze esterne di un motel per far evitare alle ragazze di passare nella hall dove avrebbero dovuto dare i documenti che avrebbero dimostrato la loro minore età. Clienti dunque «accorti» ma anche esigenti che non si facevano scrupolo di postare «recensioni negative» sul sito web dove Ieni aveva messo i contatti delle due. Recensioni negative dove lamentavano magari ritardi o toni sgarbati delle due. «Alla fine siamo due ragazzine - dice la più piccola in sede di incidente probatorio - non eravamo sempre puntuali. Magari a volte ci innervosivamo e non eravamo proprio cortesi. A volte non ci andava proprio di andare. E Ieni si lamentava di questo, ci metteva sotto pressione. Per lui dovevamo lavorare tutti i giorni perchè non voleva perdere i soldi. E per questo litigavamo spesso».
Nei verbali emerge anche uno spaccato delle mamme delle due. Una, quella indagata perchè sospettata di avere indotto la figlia a prostituirsi, che dice alla figlia che «si vede che Ieni è un mascalzone» ma poi la lascia andare con lui. E l'altra che preoccupata va a parlare con l'altra mamma per dirle che «le nostre figlie fanno cose strane». Poi denuncerà tutto ai carabinieri. E darà il via all'inchiesta.