Ingroia e la laurea di Scalfari

Lezioni di diritto, parte seconda. Prima il tentativo, fallito, di Eugenio Scalfari che domenica su Repubblica bolla come illecite le intercettazioni che sfiorano il capo dello Stato Giorgio Napolitano e attacca frontalmente la procura di Palermo. Poi la lezione vera, con tanto di critica feroce da parte di Antonio Ingroia, sostituto procuratore proprio a Palermo. «Sono assai stupito che un padre del giornalismo, in genere molto attento a essere dettagliatamente informato su tutti i temi che è solito affrontare, ignori la normativa ed esprima un'opinione così disinformata, accusando la polizia giudiziaria e la procura di Palermo di illeciti gravissimi», attacca Ingroia che definisce «un infortunio» l'uscita di Scalfari «tra la diffamazione e la calunnia». Anche se alla fine, vince il volemose bene: «Perdoniamo Scalfari, non è laureato in giurisprudenza». Ma sì, ipse dixit. E allora vale tutto. O quasi.