Ma gli intellettuali di area cercano punti di contatto su Costituzione, economia e Ue

nostro inviato a Sanremo

Nella destra culturale c'è la stessa fibrillazione che si avverte in quella politica. C'è un domani tutto da progettare ma anche il parallelo desiderio di fare il bilancio, la sintesi dei vent'anni che hanno decretato la sconfitta dell'egemonia della sinistra senza avere sancito la vittoria di una destra ancora troppo frammentaria e spesso alla inutile ricerca di interlocutori nelle istituzioni.
A Controcorrente più volte è stata ricordata l'eccezionale esplosione di iniziative degli anni Novanta: la nascita di riviste, il fenomeno dei «pensatoi» liberali, l'invasione del web a opera di lungimiranti blogger d'area, le agguerrite pagine culturali del Giornale, all'epoca guidate da Stenio Solinas, la fondazione de Il Foglio di Giuliano Ferrara, l'impegno diretto in Forza Italia di intellettuali di primissimo piano. Una selva di progetti che traeva linfa da due fatti, il primo internazionale e il secondo tutto italiano, rispettivamente la caduta del Muro di Berlino e la discesa in campo di Silvio Berlusconi. La fine del socialismo reale ha reso palese il fallimento del marxismo ed è stata determinante nel rilanciare i filoni di pensiero «non di sinistra». Questo è vero soprattutto nel nostro Paese ove, grazie a una accorta strategia di gestione del potere culturale, la cappa conformista alimentata dal Partito comunista era stata asfissiante. Con l'avvento del Cavaliere è uscita allo scoperto una parte (maggioritaria) di società che difficilmente prima aveva trovato spazio. I senza voce hanno preso la parola, finalmente. Negli anni Novanta abbiamo sperimentato un inedito pluralismo di idee, altro che regime berlusconiano.
Questo è il passato. Un passato importante, che ci ha lasciato un patrimonio da mettere al sicuro. Oggi viviamo un momento di grande incertezza. La crisi economica mondiale ha rimesso in gioco teorie illiberali, complottiste, anti-capitalistiche. In Italia poi siamo al regolamento dei conti: in queste ore si sta giocando una partita politico-giudiziaria che, comunque vada a finire, cambierà il panorama in modo radicale. Per questo è avvertita come primaria la necessità di trovare il minimo comune denominatore tra le varie anime del centrodestra. Una impresa titanica, ci vorranno forse generazioni, ma non impossibile.
Chi abbia assistito ai nostri incontri sanremesi, avrà registrato, forse con sorpresa, posizioni contrastanti su molti punti. L'individualismo liberale si è scontrato frontalmente col concetto di comunità tipico di chi proviene da esperienze come la Nuova Destra.
Eppure... Qualcosa su cui lavorare, e sarà nostro preciso impegno, è emerso. Elenco in ordine sparso. Abbiamo capito che comunità non significa affatto statalismo ma tradizione: e questo vale per tutti i conservatori. Così come l'anti-elitarismo tecnocratico e il popolo quale fonte primaria di legittimazione politica; l'inadeguatezza della Costituzione, ormai vetusta, nonostante i luoghi comuni sulla «Carta più bella del mondo»; una concezione del diritto aliena da personalismi dei magistrati e rispettosa delle garanzie del cittadino; il radicale ripensamento dell'Unione europea, figlia della burocrazia e in grave carenza di ossigeno democratico. L'economia? La supremazia (anche morale) del libero mercato non ha solo estimatori, anzi. Chi tira fuori il «neoliberalismo selvaggio» della destra, con fare indignato, non sa quello che dice. Molte sono le voci critiche che anche a destra tendono a identificare (confondere) il mercato col consumismo indice a sua volta di materialismo. Tuttavia «meno Stato e più sussidiarietà» può essere una formula che mette d'accordo.
Vi sarete accorti: questo sommario resoconto dei nostri dibattiti è più che altro un programma politico tascabile senza pretese di sistematicità. In verità, la cultura ha tempi infinitamente più lunghi delle scaramucce condotte sugli scranni del Parlamento. Ma c'è dell'altro. A Controcorrente (quasi) tutti hanno auspicato che le anime del centrodestra trovino punti di contatto. A patto di non rinunciare alle proprie caratteristiche peculiari. Perché a destra piacciono le differenze e anche le solitudini. Per chi cerca un gregge al quale unirsi c'è già la sinistra.