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Bagnolo San Vito (Mantova)
È il giorno dell’amarcord per Umberto Bossi, del pellegrinaggio tra i santuari del federalismo, della celebrazione dei luoghi «senza i quali oggi non saremmo quello che siamo». Amarcord ma anche sguardo al futuro: «Portato a casa il federalismo fiscale toccherà a quello politico», garantisce. Riempita venerdì l’ampolla alle sorgenti del Po e prima di versarla oggi nella laguna di Venezia, il leader della Lega ha visitato ieri le prime due sedi del Parlamento del Nord, il castello seicentesco di Chignolo Po (Pavia) e Villa Riva Berni a Bagnolo San Vito. Manca l’attuale, la villa palladiana alle porte di Vicenza «che mi richiama la sede del Parlamento irlandese, con quelle colonne bianche», vagheggia il Senatùr.
Ricordi, persone, sedute di lavoro: nella tre giorni dal Monviso alla laguna il celodurista Bossi si fa prendere la mano dal sentimentalismo. «Al Pian del Re mi sono venute in mente tutte le cose che abbiamo fatto in questi anni. Sapevo che saremmo arrivati al federalismo, ma quanta fatica». Bossi rievoca quando le sedi si riempivano di militanti che presentavano proposte. Confessa che «nel Parlamento padano ci siamo formati tutti, abbiamo studiato il federalismo, soprattutto abbiamo ascoltato la volontà della gente trasformandole in progetto politico. Poteva venire chiunque sapendo che sarebbe stato preso sul serio».
Soprattutto, dice, «qui abbiamo tirato fuori le idee. Senza idee e ideali non si va da nessuna parte. Con tutto questo lavoro era matematico che arrivasse il federalismo, avevamo la certezza che il grande giorno sarebbe arrivato. Valeva la pena passare di qui - ripete in entrambe le soste - perché tutto ha avuto inizio qui».
Fra strette di mano, abbracci, saluti con leghisti della prima ora come Ettore Albertoni e Stefano Stefani, foto con gli spadoni di una compagnia storica medievale, Bossi conferma la fiducia nei tempi dei passaggi parlamentari verso il federalismo fiscale. «L’ho già detto, l’approvazione sarà a dicembre, al massimo a gennaio». E a chi gli ricorda che non tutti nella maggioranza sono così sicuri, risponde: «Lasciate dire, lasciate dire. Non penso ci saranno ostacoli».
«Adesso almeno la gente capisce che i soldi non verranno buttati più via come prima - spiega il ministro delle Riforme -. È vero che il testo è un po’ complicato, ma l’importante è che la gente capisca che soldi non ne saranno sprecati più». Poi l’affondo: «Adesso portiamo a casa il federalismo fiscale, poi faremo quello politico». Che significa ridisegnare l’assetto istituzionale, l’altro grande obiettivo leghista. Ma Bossi si mantiene sulla strada dei passi lenti ma sicuri: «Mettiamo a posto prima di tutto la faccenda dei soldi, per il resto lo faremo».