"Io, rom, vi dico: chiudete i campi rom"

Alexian Santino Spinelli, musicista di fama e docente universitario, ha idee controcorrente: "Basta buonismo. Le baracche sono una soluzione degradante. E il volontariato spreca risorse"

Potrebbe fare altro, Alexian Santino Spinelli, 43 anni. Avrebbe, per esempio, potuto continuare a rubare. Invece ha smesso questa attività a sette anni. E, con l’aiuto di una maestra di Lodi e di cinque sorelle, è diventato l'unico Rom d’Europa con due lauree e una cattedra universitaria. Insegna lingua e cultura romanì (l'accento è importante perché lui l'accento lo mette su molte questioni) alla facoltà di Lettere e Filosofia di Trieste. Ma è anche poeta e, ancor più, musicista. Andate a visitare il suo sito web e vi renderete conto che lui è una sorta di fiume nella piena dell’entusiasmo. Anche quando, raggiunto al telefono mentre sta per dare il la, davanti a quindicimila persone, ad un concerto nel Salento, deve dire cose che, certe orecchie, tappate dal cerume della demagogia, non vorrebbero mai sentire.

Per esempio, Alexian?
«Comincio dalla più urgente: chiudere i campi nomadi. Che sono solo pattumiere a cielo aperto. Soluzioni degradanti che non aiutano nessuno, tantomeno i nomadi. Che certo non le vogliono e nemmeno ci stanno volentieri. Considerate che chi vive oggi nei campi nomadi aveva una casa in Romania e nella ex Jugoslavia. Gente che era venuta in Italia per star meglio, per trovare un lavoro. Non per star peggio e venire ghettizzata».

Così, magari, questa gente ghettizzata ruba, o si cimenta in imprese delinquenziali varie...
«Chi ruba o commette un delitto è fuorilegge e coma tale non va protetto ma punito. Ma, intendiamoci, il delinquente ha sempre un nome e un cognome. Non si deve colpire un’etnia si deve punire la persona che sbaglia. Che può essere di qualsiasi nazionalità, colore e fede. Come diceva Gesù Cristo? Nella nostra diversità siamo tutti uguali. Solo che quando sbaglia un Rom, per colpa di una campagna di disinformazione e di strumentalizzazione si tende a colpire un'etnia. Non un tizio ben preciso con nome e cognome».

Scusi, professore, ma dove sta, la strumentalizzazione?
«Sta, purtroppo per i Rom, dalla parte che tutti credono sia la parte giusta, la parte dei buonisti. La parte di chi dice di voler aiutare i Rom. Cioè le associazioni di volontariato che si fanno dare dei bei soldini per fare dell’assistenzialismo. Un impegno che giova solo a loro per autoreferenziarsi. Associazioni e organizzazioni varie che hanno interesse a continuare a dipingere i Rom per quello che non sono. E che, soprattutto, si arrogano, tramite questo non richiesto assistenzialismo di calcolo, il diritto di essere loro e non i Rom, gli interlocutori privilegiati con le istituzioni, quando si parla dei problemi che ci riguardano. Ecco io dico basta a queste speculazioni. Facciamo una consulta di Rom e Sinti e siano loro a parlare dei loro problemi».

Torniamo al via, chiusi i campi nomadi che cosa facciamo?
«Cerchiamo di aiutare chi se lo merita ad integrarsi. A trovare un lavoro. A godere degli stessi diritti degli altri italiani. Che vuol dire iscriverli alle liste per l’assegnazione delle case popolari, e farli accedere all'assistenza sanitaria. Ci sono calciatori e personaggi dello spettacolo in Italia che sono Rom. Nessuno si sognerebbe mai di cacciarli proprio perché sono diventati famosi. E tutti gli altri illustri sconosciuti, ma per bene?».

Resta il fatto che anche lei oggi sarà in corteo al Colosseo contro le aggressioni ai Rom...
«Mi creda, con il mio lavoro con i miei impegni all'Università non ho certo bisogno di andare in un corteo a mettermi sotto i riflettori. Lo faccio, e mi auguro che sia per l'ultima volta, perché come mi hanno indignato e addolorato le molotov della polizia tirate contro donne e bambini Rom, mi indigna anche la mistificazione che si fa del problema. Andrò in piazza per fare chiarezza per informare la gente. Ma soprattutto per mediare. Perché mai come in questo momento c'è bisogno di abbassare i toni e stemperare animi e clima. E tutti, anche noi Rom, dobbiamo fare la nostra parte».