"Io, sindaco Pd, dico sì ai vigilantes. Servono a dare sicurezza alla gente"

Il primo cittadino di Vicenza promuove l'idea: "Noi siamo pronti a partire. Se fatte in modo corretto sono utili, purchè senza un marchio di partito"

Vicenza - Achille Variati è diventato sindaco di Vicenza cavalcando mica male l’onda delle proteste dei «No Dal Molin», a costo di mettersi polemicamente di traverso ai diktat della nomenklatura romana dell’allora nascente Pd. Erano i giorni di Prodi e Parisi, che mantennero l’impegno col governo americano cozzando frontalmente col centrosinistra locale. Da quando ha in mano le redini della città, però, Variati ha sfornato un bel po’ di ordinanze originali in materia di sicurezza. E pure sulle ronde ha in mente di stupire più di qualcuno: vuole organizzarle nella sua città, nonostante il suo partito sia contrario.

Allora, sindaco Variati, non teme di essere etichettato come lo sceriffo del centrosinistra?

«Ma per piacere. Questo termine proprio non mi si addice, né penso che i problemi della sicurezza di una città possano essere delegati in toto al primo cittadino. C’è il rischio di invadere il campo delle forze dell’ordine e creare più confusione che beneficio».

Però a Vicenza non ha esitato a sfornare ordinanze che hanno fatto discutere. Basti pensare a quella sulla prostituzione, più o meno in linea con quella del collega leghista Tosi a Verona...
«Io dico sempre che la sicurezza è un’esigenza primaria dei cittadini, non certo una prerogativa della destra o della sinistra. I vicentini chiedono di poter vivere tranquilli e il sindaco deve poter dare loro delle risposte, anche se la legge non ci dà molte armi».

È per questo che il governo sta pensando a un decreto per far fronte all’emergenza. E in questa normativa si parla di ronde. Lei cosa ne pensa?
«Di primo acchito mi verrebbe da dare ragione al governatore Galan...».

Sarebbe la prima volta...
«Sì, ma quando dice che non gli piacciono le ronde di partito non posso che essere d’accordo. Però...».

Però?
«Però non possiamo neanche nasconderci dietro un dito: in molte città, compresa Vicenza, i problemi ci sono e credo che delle ronde particolari, qualificate, professionali, potrebbero fare molto bene. Tanto è vero che io ho già contattato alcuni potenziali candidati, raccogliendo la disponibilità a svolgere questo servizio».

Vuol dire che a Vicenza le ronde sono già pronte?

«Vuole chiamarle ronde? Il termine non mi piace molto ma l’idea è quella di chiedere ai tanti carabinieri e poliziotti in pensione, che hanno ancora un’età e, soprattutto, una professionalità da spendere, di continuare in altri modi il servizio prestato al Paese. E se la risposta è positiva, li rimettiamo di nuovo in circolazione».

E chi coordina il tutto? Il sindaco?

«No, io credo che dovrebbero rispondere direttamente alle forze dell’ordine, con cui, peraltro, mantengono una certa familiarità».

E a Vicenza, per esempio, cosa potrebbero fare?

«Mi viene in mente una banalità: in molti bar c’è il divieto di vendere alcolici a chi li vuole consumare altrove. Non c’è la possibilità di mettere una volante per bar, mentre le ronde, o come diavolo volete chiamarle, potrebbero presidiare le zone e segnalare eventuali reati a chi di dovere».

Pensa che siano tanti quelli disposti a rimettersi in gioco?
«Io ne ho già sentiti diversi. Tutta gente preparata, che tra l’altro conosce le armi, e che accetterebbe volentieri di essere ancora utile al proprio Paese».