Islam, rivolta dei moderati

Minacce di scissione all'interno dell'Ucoii, una delle organizzazioni musulmane più numerose, per protesta contro l'ala dura. Allarme del vicepresidente della Commissione Ue Frattini: <br />
<strong><a href="/a.pic1?ID=168218">&quot;I predicatori violenti vanno espulsi&quot;</a></strong>

Dicono di aver scoperto il vero volto dell’Ucoii, l'Unione delle comunità e delle organizzazioni islamiche in Italia. E di volersene andare. Se fossero semplici militanti non ci sarebbe notizia, ma si tratta di ben cinque membri del consiglio d'amministrazione dell’Ucoii, che in tutto ne conta undici.
La loro è una ribellione discreta, graduale, ma irrevocabile. Così assicura al Giornale il professor Habib Sghaier, presidente dell’Associazione comunità stranieri in Italia (Acsi) e membro della consulta nazionale dell’immigrazione, che è in contatto con loro. «Non osano ancora uscire allo scoperto», spiega, perché all'interno dell’associazione si respirerebbe «un clima di intimidazione». Ma si sono già allontanati: «Da diversi mesi non frequentano più l'Unione». È l’ala moderata che progressivamente se ne va.
L’Ucoii, naturalmente, smentisce. Da noi interpellato, il portavoce Isseddin Elzir assicura che «nessuno si è dimesso» e che «non c'è spaccatura al vertice», ma solo «un dibattito aperto e democratico che aiuta a crescere e di cui andiamo orgogliosi».
È la doppia verità di un movimento controverso: per alcuni è rispettabile, sebbene radicale nella sua interpretazione religiosa, e per questo meritevole di sedere nella Consulta islamica creata dal Viminale. Per altri, sempre più numerosi, è un’organizzazione infida, che persegue un’agenda segreta, quella di un Islam fondamentalista, arretrato, antioccidentale.
Quei cinque avevano aderito anni fa pensando che tutte le voci sul conto dell’Ucoii fossero esagerate, nient’altro che propaganda islamofobica. D’altronde nella sua nota costitutiva, questa organizzazione afferma di voler facilitare l’integrazione dei musulmani in Italia e di difendere al contempo i diritti delle minoranze islamiche. Il suo motto è: uniamoci per contare di più.
Ma con il passare del tempo, si sono resi conto che qualcosa strideva. «Hanno capito che l'Ucoii veniva usata per fini diversi da quelli dichiarati - racconta Sghaier -. Hanno visto affluire somme ingenti di denaro senza che nessuno ne spiegasse l'origine». E ancora: «Venivano diffuse dichiarazioni che non erano state concordate collegialmente»; come quando, il 19 agosto 2006, l'Ucoii ha fatto pubblicare una pagina a pagamento su alcuni quotidiani in cui equiparava le stragi israeliane a quelle naziste, coniando questo slogan: «Marzabotto uguale Gaza uguale Fosse Ardeatine uguale Libano». Per quell’iniziativa il presidente Nour Dachan e il segretario Hamza Piccardo sono stati indagati dalla procura di Roma con l’accusa di aver diffuso «idee fondate sull’odio razziale e religioso».
E, ancora, nel gennaio 2007 quando il fondatore dell’Ucoii Mohammed Bahà el-Din Ghrewati, 56 anni, noto medico omeopata, ha rilasciato un’intervista al Tg1 in cui ha auspicato la legalizzazione della poligamia, perché «se mi fa piacere avere quattro mogli devo andare in clandestinità e questo non è giusto». E cos'è giusto per lui? «Tu la vuoi, fai l'amore con lei, te la devi tenere». Insomma «la poligamia significa salvare le donne dalla fregatura dell'uomo». Niente male per il padre spirituale di un’organizzazione che assicura di rispettare i principi sanciti dalla Costituzione italiana.
Sghaier i nomi dei cinque ribelli non li può fare. Hanno paura di un’associazione dove troppo spesso prevarrebbe la logica del «o con noi o contro di noi». D’altronde l’Ucoii non ha fatto nulla per impedire che circa metà delle 600 moschee presenti sul territorio italiano finissero in mano a imam oltranzisti. Farne parte può essere rischioso: qualche tempo fa uno dei cinque è stato fermato in un aeroporto di un Paese del Maghreb, sospettato di essere un fiancheggiatore dei terroristi. L’accusa era falsa e non è stato semplice dimostrarlo. Ma dopo questa esperienza l’uomo non ha più avuto dubbi: dall’Ucoii è meglio andarsene.