In Italia il record delle tasse

Campioni del Mondo! Finalmente un successo per l'Italia che, prima delle attese Olimpiadi di Londra, riesce ad aggiudicarsi la medaglia di sanguisuga spettante allo Stato con le più alte tasse del globo. Lo certifica un accurato studio della Confcommercio presentato ieri, con l'imprimatur del signore della riscossione in persona, il direttore di Equitalia.
Mentre lo studio confermava il record di pressione fiscale effettiva, con un astrale 55 per cento, Attilio Befera si premurava di far notare come per molti contribuenti in realtà si vada oltre il 70 per cento. Per festeggiare e consolidare il primato poi, nello stesso giorno della poco onorevole «premiazione», il Parlamento ha approvato alla chetichella, come se si trattasse di una bazzecola, il fiscal compact che altro non è che un impegno al rientro del debito nel limite del 60 per cento del Pil in ragione di un ventesimo dell'eccedenza all'anno. In pratica oltre al record di imposte il nostro Parlamento si è impegnato a farci pagare, fra tasse e tagli, altri 50 miliardi all'anno per vent'anni. Fantastico, per una tagliatina agli stipendi dei parlamentari si è insediata una commissione che ha elaborato e soppesato dati per mesi senza venirne a una. Per impegnare il Paese, già in recessione e con tasse record, ad un esborso senza precedenti per venti anni, una silente votazione e via. Tutto fatto.
Questa è l'Italia. Un'Italia delle tasse fotografata impietosamente dallo studio della Confcommercio che parte nella sua analisi da un dato oggettivo: l'incasso fiscale in proporzione al Pil. Questo dato, oltre il 45 per cento, da solo già ci proietta nell'Olimpo dei pagatori fiscali, superati solo dai paesi scandinavi (dotati di un welfare da hotel di lusso) e ben oltre la Germania, che pure spesso ci addita come evasori e lazzaroni. Certo, l'evasione c'è eccome, ma in questa percentuale è «compresa nel prezzo» dato che la stima del Pil include anche l'economia sommersa. Si produce ma non si incassa. Il dato sulla pressione fiscale ci consente di guardare dall'alto in basso tutti i partner europei: possiamo dire che l'Italia paga più del dovuto, l'evasione incide sulla distribuzione interna di chi paga, non sul valore assoluto della riscossione. Quindi carte più che in regola all'esterno ma (e qui lo studio di Confcommercio entra nel vivo della questione) situazioni insostenibili all'interno. Se infatti depuriamo il dato della pressione fiscale dal sommerso otteniamo la pressione fiscale effettiva per chi invece le tasse le paga e il risultato è quell'incredibile 55 per cento prima menzionato: record del mondo con la Danimarca lontana seconda (ma con ben altri servizi).
La storia però ha risvolti ancora più allarmanti, perché come ha ammesso con invidiabile candore il direttore di Equitalia Attilio Befera, per molti contribuenti si riesce anche, come prima accennato, ad abbattere il muro del 70 per cento di pressione fiscale. Il conto è presto fatto: molte imposte sono uguali in percentuale per tutti, come ad esempio le accise sulla benzina, mentre altre, come l'Irpef, sono progressive. Ebbene, l'evasore, totale o parziale, riesce ad avere uno «sconto» anche sulle residue tasse che dichiara perché appare come percettore di basso reddito e quindi versa un aliquota minore. Chi invece dichiara tutto, oltre a pagare di più subirà anche percentuali di prelievo più alte. La media del reddito dichiarato in Italia è vicina a 20mila euro annui, per cui il dato della pressione fiscale media è calcolato su un'aliquota Irpef del 23 per cento. Per quei due contribuenti su cento (onesti ma che rischiano di passare per gonzi, vista la percentuale da mosca bianca) che dichiarano più di 75mila euro all'anno l'Irpef schizza al 43 per cento arrivando, con le altre tasse, in scioltezza oltre il poco ambito traguardo del 70 per cento consegnato al fisco. In pratica ogni euro guadagnato viene aggredito da Irpef, Iva e accise varie e, una volta pagato tutto, invece di essere legittimamente lasciato in pace, il nostro contribuente campione del mondo viene attaccato anche nella casa e nei risparmi con Imu, tasse sugli interessi, bolli sui titoli e persino minacciato da future ulteriori patrimoniali, magari proprio giustificate con la scusa dell'Europa e del Fiscal compact.
Ha un bel dire lo studio della Confcommercio che aliquote più basse e meno burocrazia contribuirebbero ad abbassare il sommerso: in Italia abbiamo sempre inseguito il prelievo al rialzo «adeguando» ogni tassa a qualsiasi Paese, se pur remoto, che per disgrazia l'avesse più alta di noi. Vogliamo l'Europa? Cominciamo con il domandare le tasse medie europee. Questo record lasciamolo pure ad altri.
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