Italtel, spuntano le prime tangenti

L'inchiesta sul caso Siemens. I magistrati spulciano &quot;il libro mastro&quot; delle mazzette» che sarebbero finite ad alcuni funzionari Iri: l'agenda Parrella in mano ai giudici, nomi criptati e tangenti.<font color="#ff6600"> <strong><a href="/a.pic1?ID=172433" target="_blank">L'ambasciatore tedesco telefonò a Berlino: accordo chiuso con l'ok di Prodi</a></strong></font>, non venderanno ad Alcatel. <font color="#ff6600"><strong><a href="/video.pic1?ID=MB-190407" target="_blank">GUARDA IL VIDEOEDITORIALE di Maurizio Belpietro: &quot;Strano Paese, l'Italia...&quot;</a></strong></font>

Gianmarco Chiocci e Gianluigi Nuzzi
Nella contabilità in nero del superburocrate Giuseppe Parrella, l’ex direttore generale dell’azienda di Stato per i servizi telefonici sospettato dagli inquirenti tedeschi e da quelli italiani d’aver intascato una tangente da 10 miliardi in cambio dell’aiuto dato a Siemens-Ag ad entrare nell’affare Stet Spa-Italtel Spa, gli inquirenti cercano il bandolo dell’ingarbugliata matassa telefonica.
Gli danno la caccia all’interno di una specie di «libro mastro» delle mazzette sequestrato al manager campano e già depositato nei processi per riciclaggio nei confronti dei suoi innumerevoli prestanome. Il «diario» è un condensato di nomi in codice, importi presumibilmente incassati, riferimenti societari criptati. È tornato d’attualità perché conterrebbe riferimenti e riscontri alla costola italiana dell’affaire Siemens esploso a Monaco di Baviera. La procura di Bolzano si è concentrata su alcune pagine del bloc-notes, e in particolare su quelle relative ai capitoli con sovrimpressi cinque misteriosissimi soprannomi.
Riguardo a due di questi il lavoro della Guardia di finanza ha dato risultati importanti, anche se (finora) marginali rispetto alle attese del procedimento sulle tangenti Siemens. Dove invece il discorso potrebbe farsi più interessante è su tre identificativi sui quali sono in corso accertamenti. A cominciare da «Miro» che, a detta degli investigatori, potrebbe corrispondere a un importante dirigente di Stet (la società che controllava Italtel e che a sua volta era controllata dall’Iri) che ricopriva un incarico di rilievo all’epoca dei fatti.
Si tratta di sospetti ancora da accertare, ma sulle carte scottanti di Parrella, con il quale «Miro» sarebbe stato in contatto almeno fino a quattro anni fa, compare una cifra senza commenti e senza specifica di valuta: «375.000.000». Sarebbe la prima somma in qualche modo riconducibile direttamente a un manager del gruppo Stet e questo dettaglio andrebbe a supportare l’idea delle tangenti coltivata dai magistrati altoatesini. L’ipotesi investigativa che dietro questi nickname e queste cifre possano nascondersi compensi coperti per attività su Siemens-Italtel si allarga a un altro misterioso soprannome, accanto al quale Parrella ha annotato la somma di «500.000.000», e poi c’è anche un certo «Maito» beneficiario - sempre secondo quanto ipotizzato dalla procura di Trento - di un fuori-busta da «100.000.000».
Quanto all’importante dirigente della Stet gli addetti ai lavori fanno notare come il nome compaia spesso nelle carte sequestrate a Parrella in quanto, nel periodo caldissimo della cessione di Italtel, è in bella evidenza in un documento di fine maggio ’93, targato Siemens, rintracciato dalla magistratura di Monaco. In questo pezzo di carta viene indicato quale persona importante all’interno di Stet «cui fare riferimento» e in stretto contatto con uno dei massimi responsabili dell’azienda tedesca: «Il dottor Hardt».
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it
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