Il killer di Firenze «Stesso Dna in tre casi Il maniaco seriale sceglie donne esili»

Sarebbe un maniaco seriale l'uomo responsabile dell'omicidio della giovane prostituta romena Andrea Cristina Zamfir, il cui cadavere, crocifisso, è stato scoperto lunedì mattina sotto un cavalcavia alla periferia di Firenze. Le indagini hanno confermato che il dna dell'omicida è lo stesso rintracciato in almeno tre casi su cinque di violenza sessuale su prostitute, avvenuti tra il 2011 e lo scorso febbraio a Firenze e in provincia.
Il Dna del maniaco seriale, che prenderebbe di mira le prostitute per compiere con loro giochi erotici e poi seviziarle, sarebbe stato rilevato sul nastro adesivo con cui ha legato le mani a Zamfir ad una sbarra durante il gioco erotico che poi l'ha portata alla morte, probabilmente per dissanguamento e lesioni interne. Il killer avrebbe infatti strappato con la bocca il nastro adesivo, lasciando così tracce di saliva utili per individuare le tracce genetiche.
Il maniaco prenderebbe di mira donne esili, fisicamente deboli, psicologicamente fragili, prostitute occasionali non inserite in una rete di protettori, disposte ad accondiscendere a prestazioni «extra» in cambio della promessa di denaro in più. Questi, secondo quanto emerso dalle indagini, i tratti comuni delle vittime degli episodi analoghi accaduti in passato: le violenze sessuali commesse il 17 luglio 2011 a Calenzano, il 28 marzo 2013 a Firenze e il 21 febbraio scorso sempre a Calenzano. In questi tre casi, il Dna del killer combacia con l'episodio di tre giorni fa. Ci sono poi due episodi, uno del 2006 e del 2009, dove, anche se il Dna è diverso, lo stupratore ha agito nello stesso modo, terminando cioè il gioco erotico con sevizie e poi legando le mani alle vittime.
Gli investigatori sono alla ricerca un uomo di età compresa tra i 50 e i 60 anni. Secondo quanto appreso una prostituta, che in passato è stata seviziata, ha raccontato alla polizia che l'uomo «era italiano, di mezz'età, grasso, con pochi capelli».