l’inchiesta

Mariateresa ContiStefano Zurlo

Le bugie hanno le gambe corte. Anche quelle che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Malinconico, ha detto attraverso il suo staff al Giornale qualche giorno fa. Il Giornale gli aveva chiesto conto di una vacanza all’Argentario in un resort da cartolina da 1500 euro a notte. Il motivo? Era emerso che a saldare il conto era stato non lui ma Francesco De Vito Piscicelli, l’imprenditore noto per l’intercettazione in cui ride del terremoto all’Aquila. Malinconico, dopo un tira e molla di ore, aveva fatto sapere, tramite il suo staff, che in effetti qualcun altro aveva pagato quel soggiorno costato 9800 euro, ma questo era successo a sua insaputa: «Chiesi – aveva detto – con insistenza all’albergo, a fronte del diniego di farmi pagare, chi avesse pagato. Mi fu risposto che non era possibile dirlo per ragioni di privacy». Una spiegazione a dir poco curiosa. Malinconico aveva anche aggiunto: «Fu per questo che mi irritai molto e non misi più piede in quell’albergo». Poche frasi, che traballano alla luce delle carte dell’indagine fiorentina sulla «cricca», degli appalti del G8. Perché in quegli atti i carabinieri del Ros raccontano tutta un’altra storia, tanto da dedicarle un capitolo ad hoc: «L’interesse dell’ingegner Balducci (Angelo Balducci, uno dei presunti capi della «cricca») ad assicurare al professor Carlo Malinconico, all’epoca segretario generale della presidenza del Consiglio dei ministri, un soggiorno in un hotel di lusso all’Argentario a spese di Francesco De Vito Piscicelli». Poche frasi, ma diverse bugie. Almeno cinque nella replica di Malinconico che non è indagato, ma certo non fa un figurone.
IL RUOLO ISTITUZIONALE
A cominciare dall’incarico. Malinconico dice che la vacanza pagata da Piscicelli risale a un periodo in cui lui non era più a Palazzo Chigi. Ma le vacanze a spese di Piscicelli & Co. sono più di una e si susseguono tra il 2007 e il 2008 per un ammontare complessivo di 19mila 876 euro, come annotano gli inquirenti: «È stato rilevato che fra il 2007 e il 2008 il professor Malinconico ha soggiornato più volte presso la struttura alberghiera “Il Pellicano”, e le relative spese, quantificate in complessivi euro 19.876, sono state pagate, con varie modalità, da Piscicelli Francesco». Fra il 2007 e il 2008 Malinconico era segretario generale, nel pieno del suo impegno istituzionale.
LE VACANZE A COSTO ZERO
Varie vacanze. A cominciare dall’ormai famoso soggiorno di Malinconico e signora dell’agosto del 2007, 9800 euro per la settimana dal 12 al 19. È quello pagato da Piscicelli, e che il sottosegretario, nella replica al Giornale, sposta al 2008, trasformandolo in un unicum. Piscicelli quella volta sborsa quasi 10mila euro, paga anche 685 euro di extra. Ed è solo l’antipasto. Perché ci sono altri soggiorni successivi a quello, con relativi versamenti di Piscicelli & Co. Una raffica, nel 2008. Ecco il ponte dall’1 al 5 maggio; quello della Festa della Repubblica, dal 31 maggio al 2 giugno; dal 14 al 16 giugno; dal 28 al 30 giugno; dal 12 al 14 luglio; dal 26 al 28 luglio; dall’8 al 18 agosto. Insomma, Malinconico e signora diventano degli habitué con vista sulla spiaggia privata del resort. È vero, due volte il professore paga con la sua carta di credito: 1483 euro il 20 giugno 2008 e 3168 il 27 luglio. Ma si tratterebbe di eccezioni. Agli atti c’è un fax indirizzato dal bureau del «Pellicano» a Piscicelli in cui si traccia il riepilogo delle prenotazioni 2008, sette da maggio ad agosto. Nel testo si legge: «Abbiamo preso nota che i signori Malinconico saranno suoi ospiti in full credit, tutti gli extra saranno quindi inclusi nella ricevuta a saldo di ciascun soggiorno che le invieremo dopo ogni permanenza». Naturalmente, il trattamento è super lusso, e comprende garage, piscina e spiaggia privata, campo da tennis e accesso al club dell’hotel. Altro che indignazione per il mancato pagamento.
IL RITORNO, IL 1° MAGGIO
«Non tornai più in quell’albergo», ci ha detto Malinconico. Ma ci torna il 1 maggio 2008 e l’organizzazione della vacanza è un po’ avventurosa. Malinconico decide di partire all’ultimo momento. E chi pensa a risolvere il problema? Gli amici della «cricca». In una telefonata (intercettata) con Piscicelli, il direttore dell’albergo, Roberto Sciò, cerca di trovare una sistemazione adeguata all’illustre ospite. Ma l’impresa non è così semplice: «Scusami, Roberto – dice Piscicelli al telefono – c’è il mio amico Carlo che vorrebbe venire lì, il solito, se riuscissimo a dargli la sua camera sarebbe proprio...». La sua camera: evidentemente la solita suite già utilizzata in precedenti vacanze. Ma questa volta la richiesta è arrivata troppo tardi, l’albergo è pieno. Sciò prende tempo. Ci sono solo due stanze, che però non sono all’altezza dell’ospite: «Una – dice Sciò – la meno peggio è carina, non è male, ma non è nella posizione migliore, perché ahimè sta sopra la cucina, hai capito? La camera è carina ma ha dei problemi, se nella cucina nonostante l’insonorizzazione battono, quello sente battere e dà un fastidio terribile». Le ricerche proseguono. Ma l’unica possibilità è la stanza con l’optional rumori ai fornelli: «Si arrangia, pazienza», commenta Piscicelli.
MALINCONICO RINGRAZIA
Altro che privacy tenuta dall’hotel sui benefattori che pagano. Il professore, la sera del 30 aprile, chiama Balducci per ringraziarlo. «Ti chiamavo... innanzitutto per ringraziarti... perché poi Lillo (Calogero Mauceri, dirigente della presidenza del Consiglio) oggi mi ha detto che...insomma, ti aveva...e tu avevi poi dato...grazie, veramente, benissimo...ottimo il tutto».
LA CRICCA TOUR OPERATOR
Viste le difficoltà per l’organizzazione del 1 maggio 2008, Piscicelli si organizza. E manda già la sera stessa del 30 aprile all’hotel Pellicano un fax con l’elenco di tutte i soggiorni che Malinconico e signora intendono fare sino ad agosto. Poi chiama l’albergatore: «Questa volta mi sono organizzato... con tutto il programma del professore... fino a fine agosto... così ci organizziamo bene, capito?». Sciò divertito ironizza: «Il professore te lo sei... come si dice... adottato...». Il giorno dopo, esaminato il fax infarcito di prenotazioni, Sciò chiama Piscicelli e commenta con un’altra battuta: «Ho visto il fax... ci mancava poco che svengo...». Invece resta in piedi. E riceve l’illustre cliente: «full credit», sulla carta della cricca.