l’intervista

da Milano

Alex Turrini, docente e ricercatore presso il dipartimento di analisi istituzionale e management pubblico della Bocconi, non crede in una divisione netta tra un Nord «virtuoso» e un Sud «sprecone» sul piano della pubblica amministrazione.

«Quanto meno non così generalizzata e definita da essere presa come linea generale di valutazione».

Oggi come descriverebbe la pubblica amministrazione italiana?

«Direi che la situazione è estremamente diversificata, sia dal lato quantitativo che qualitativo: non si riscontrano macro disparità, tutti i casi sono particolari. Come docente in corsi di specializzazione per dipendenti pubblici, sono entrato in contatto con numerose realtà».

E che idea si è fatto?

«Ho verificato esempi di eccellenza nella gestione della cosa pubblica in cittadine della provincia siciliana, così come ho toccato con mano realtà qualitativamente scarse in comuni del ricco Nord Est».

Che al Sud la macchina pubblica sia meno efficiente è dunque solo uno stereotipo?

«No, la disparità tra Sud e Nord esiste certamente, ma deve essere analizzata nell’ottica storica, nello sviluppo degli ultimi trent’anni».

Cioè?

«Una parte delle assunzioni al Sud ha avuto, e in alcuni casi continua ad avere, impronta clientelare. Ma il grosso delle assunzioni a pioggia veniva fatta a garanzia dello sviluppo economico dell’area, come strumento per assicurare l’incremento della domanda locale di beni».

Difficilmente una politica tale può garantire la qualità delle risorse umane.

«Sì. Oggi il meridione sconta ancora l’effetto di quelle politiche, si ritrova con organici numericamente consistenti ma qualitativamente deficitari. Il problema è proprio questo: non è sull’eccessiva grandezza degli apparati, quanto nella loro qualità il parametro da correggere. Oggi in fondo non spendiamo molto di più di Paesi omologhi nell’Unione europea, ma otteniamo risultati inferiori».

Perché?

«A una progressiva transizione di competenze dallo Stato centrale alle autonomie locali, negli ultimi anni non si è affiancato un altrettanto significativo incremento nella preparazione manageriale dei dirigenti. L’università Bocconi è praticamente l’unica realtà a offrire corsi di specializzazione per manager pubblici. Da questo punto di vista un po’ di concorrenza, per il bene del Paese, non ci dispiacerebbe».