L’INTERVISTA ROBERTO GIACHETTI

«Le veline? piuttosto le chiamerei “specchietti per allodole”: un problema bipartisan e bisex».
Ci sono pure i «velini», onorevole Roberto Giachetti?
«Dei maschi non si parla, però Badaloni e Santoro per l’Ulivo, o Bud Spencer e Cecchi Paone per Forza Italia non sono stati candidati per il loro percorso di militanza o le loro idee, ma soprattutto per la loro popolarità televisiva. Anche Rifondazione fece eleggere Livio Togni, il domatore: a destra e sinistra nessuno può chiamarsi fuori. In tutti i partiti i criteri di selezione e di carriera politica passano sempre meno per impegno e partecipazione, mentre conta sempre più l’immagine e le decisioni di un capo. La legge elettorale contribuisce non poco, e certo l’ha voluta Berlusconi. Ma non è che il Pd non abbia usato gli stessi criteri per scegliere svariati candidati».
Colpa anche di Franceschini e delle sue scelte per le Europee?
«Non scherziamo: è una pratica che va avanti da anni e lui è segretario da due mesi. È una degenerazione complessiva dei partiti, e la sensazione che in politica non si vada avanti per merito allontana la gente».
Qualche velino/a che dà buona prova ci sarà?
«Certo: penso a Luca Barbareschi (Pdl, ndr), che prima faceva l’attore ma ora sta lavorando molto seriamente. O a Piero Marrazzo, che era famoso per Mi manda Rai3 ma ora governa una regione impegnativa come il Lazio. In altri casi invece si resta solo dei catapultati: penso a Santoro o a Lilli Gruber, che a un certo punto han detto “ciao ciao” al Parlamento europeo, e son tornati in video».
E delle critiche di Veronica Lario al premier che dice?
«Come insegna l’adagio, tra moglie e marito non mettere il dito. Ho già tanti guai per conto mio, figuriamoci se ho i titoli per mettere becco tra Silvio e Veronica...».