L’ira del Quirinale sul kaiser dell’Alto Adige

RomaC’era da aspettarselo. Solo gli idealisti e i romantici potevano sperare che non accadesse. E invece è puntualmente accaduto. Il primo grosso attrito sulla festività del 17 marzo si è registrato a Bolzano. Il presidente della Provincia, Luis Durnwalder, ha infatti annunciato che la sua giunta non festeggerà i 150 anni dell’Unità d’Italia. La cosa non è piaciuta a nessuno, dall’Adige in giù. Tantomeno a Giorgio Napolitano. Il Quirinale ha, infatti, diffuso una nota molto critica nei confronti del governatore. «Il capo dello Stato - recita la nota - ha rilevato che il presidente della Provincia di Bolzano non può parlare a nome di una pretesa “minoranza austriaca” dimenticando di rappresentare anche la popolazione di lingua italiana». Dal Quirinale aggiungono poi che Napolitano è fiducioso che «l’intera popolazione della provincia di Bolzano possa riconoscersi nelle celebrazioni della nascita dello Stato italiano». Sulla stessa lunghezza d’onda Michaela Biancofiore (Pdl). «Sebbene l’Alto Adige sia stato annesso all’Italia dopo il primo conflitto mondiale - spiega la parlamentare bolzanina -, oggi è parte integrante del Paese che il 17 marzo festeggerà con orgoglio l’Unità di quell’Italia che tanto ha garantito alla minoranza austriaca». La risposta di Durnwalder non si è fatta attendere. «Il gruppo linguistico tedesco non ha nulla da festeggiare - replica il presidente della Provincia autonoma -. Nel 1919 non ci è stato chiesto se volevamo fare parte dello Stato italiano e per questo non parteciperò ai festeggiamenti». Comunque Durnwalder non ne fa una questione personale: «Se i tre gruppi linguistici fossero della stessa opinione non avrei difficoltà a rappresentarli». E aggiunge: «La mia risposta negativa non mette ovviamente in discussione la lealtà istituzionale della Provincia allo Stato italiano».
Intanto il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli apre un altro fronte nelle polemiche sui festeggiamenti. L’esponente leghista ricorda che la legge istitutiva della festa del 17 marzo manca di copertura finanziaria. Quindi tutti al lavoro altrimenti la norma sarebbe incostituzionale. E proprio sul posto di lavoro si impegnano a festeggiare l’Unità d’Italia Confindustria, Rete imprese Italia, Confapi, Confcooperative, Cisl, Uil e Ugl che hanno sottoscritto un impegno formale affinché le celebrazioni si svolgano nei luoghi di lavoro. Fuori dal coro, ovviamente, la Cgil. Che non vuole rinunciare a un giorno di riposo in più per i suoi iscritti.