L’Italia che funziona va finalmente in tv Le storie di chi vince

C’è un’Italia che funziona. Che, nonostante tutto, cerca di restare competitiva sul mercato (interno, europeo e internazionale). Imprenditori che puntano su se stessi e vincono. Nonostante uno Stato rapido quando si tratta di chiedere imposte, tasse e tributi, ma meno solerte quando invece deve erogare servizi, prestazioni o addirittura pagamenti (sono 70 i miliardi che le imprese in «affari» con il settore pubblico attendono ancora di incassare). A tutto ciò basta sommare una burocrazia che spesso intralcia chi lavora e un momento economico dominato dalle paure di un sistema bancario che ha contribuito a creare un credit crunch mai visto prima. A rischiare sono rimasti in pochi, ma c’è chi riesce a eccellere. E ora va anche in televisione. Volti e storie sono stati «catturati» da L’Italia che funziona, un programma in onda la domenica su Rete4 (alle 9,50) e su Italia1 (alle 23).
Se n’era accorta anche l’Ikea. Il colosso svedese del mobile low cost ha salutato la Cina e deciso di produrre tre delle sue linee nel nostro Paese: cassettiere, rubinetterie e giocattoli. Qualità più alta e prezzi in linea. Con Piemonte e Lombardia che diventano partner commerciali dopo Veneto e Friuli (già attive da anni per il settore cucine). Un affare da un miliardo di euro per 2.500 posti di lavoro, da sommare ai 6.600 addetti nei punti vendita (20 in totale) e nella logistica.
Ma non ci sono soltanto gli stranieri a scommettere sull’Italia. I miglior sponsor del made in Italy sono gli imprenditori tricolore. Si parte da Vicenza e da Renzo Rosso con la sua Diesel. Dai primi jeans messi insieme a 13 anni con la macchina per cucire della mamma alla sfida su scala globale alla Levi’s. Con un fatturato che si attesta sugli 1,3 miliardi di euro, i 2.200 dipendenti, i 5mila punti vendita in 80 Paesi del mondo. Ma un’eccellenza che vuol dire anche uno stile di lavoro diverso. «Renzo Rosso - spiega Marcello Martini, ideatore e produttore del progetto L’Italia che funziona con la sua Vision Works - ci ha aperto le porte della casa madre di Breganze, nel Vicentino. E ci ha mostrato come ha cambiato il modo di lavorare dei suoi dipendenti. Ha introdotto una palestra, campi da squash e da tennis, un asilo, un bar e un ristorante. Dimostrando che se il luogo di lavoro diventa piacevole per i dipendenti anche la produttività aumenta».
Altre due storie di tipi italiani di successo sono quella di Remo Ruffini e di Nerio Alessandri. Ruffini nel 2003 ha rilevato per poche migliaia di euro il marchio francese dei piumini Moncler. Un’azienda in crisi che non riusciva più a stare sul mercato. L’imprenditore italiano ha fatto scendere i piumini dalle cime delle montagne ai centri delle città, puntando sul giusto mix tra materiali tecnici, colori decisi e comunicazione. Ora il marchio vale milioni di euro.
Così come è invidiato nel mondo Nerio Alessandri. Technogym è il leader del settore degli attrezzi da palestra: 350 milioni di fatturato e oltre 2mila dipendenti nelle 13 filiali sparse per il mondo, dove esporta il 90% della produzione. Un’avventura cominciata nel 1983 in un garage di Cesena, quando il 22enne Alessandri provava a costruire le prime «macchine». E da Pechino 2008, continuando con Londra 2012, ha portato la Technogym ad essere fornitore unico delle Olimpiadi.
A Trento, invece, le telecamere dell’Italia che funziona hanno svelato i segreti delle Cantine Ferrari, lo spumante italiano che con 30 milioni di euro di fatturato fa concorrenza ai cugini francesi e al loro champagne. E via via con altre storie e altri racconti. «Che - chiude Martini - ci raccontano un Paese vivo, che produce e non vuole arrendersi alla crisi». Anzi, può insegnare agli altri come si fa.