L’ITALIA DEI LIVORI

RomaGli è toccato pure smentirlo. E un po’ ad Antonio Di Pietro deve essere costato dissociarsi da uno degli interventi più applauditi della giornata. Ma la prospettiva che il congresso di Italia dei valori fosse ricordato come la prima assise politica del mondo occidentale a sposare una delle tante tesi complottiste che circolano su Internet - nella fattispecie quella che considera una montatura l’aggressione al presidente del Consiglio in piazza Duomo a Milano del dicembre e mette in dubbio che Massimo Tartaglia abbia veramente lanciato una riproduzione del Duomo in faccia a Berlusconi - non è piaciuta neppure ai vertici del partito dipietrista.
E dire che anche la platea era perfetta. E il compito che aveva scelto Gioacchino Genchi sembrava di quelli facili facili: attaccare Silvio Berlusconi all’assemblea dipietrista, facendo ricorso a quella democrazia via-internet che l’area politica di Idv dice di volere diffondere.
Genchi è stato salutato da una standing ovation quando ha difeso il suo ruolo di servitore dell’antimafia. Poi ha offerto la sua consulenza «di poliziotto» per spiegare cosa non gli torna. Il fatto è che, generalmente, intorno alle personalità pubbliche, le forze dell’ordine creano «un anello che è come un preservativo». Invece, in quel caso, niente. Poi la statuina che ha fatto il «miracolo». Non ferire Berlusconi, ma salvarlo dalle dimissioni «per quello che stava emergendo, dalle dichiarazioni della moglie, da qualche microfono lasciato aperto mentre Fini diceva delle verità». Genchi ce l’ha con la scorta che non è stata abbastanza veloce a portare via il premier. E con il fazzoletto usato da Berlusconi «nero, enorme».
Non si è spinto a dire esplicitamente che la statuina era di gommapiuma e il sangue finto, ma ha lodato «i ragazzi» che, da due mesi «si stanno esercitando a vedere quel lancio», in video su Internet. Loro hanno subito ringraziato rilanciando il suo intervento al congresso che considerano uno sdoganamento: «Ora - si leggeva su un popolare sito di condivisione di video - non sono solo ragazzini su YouTube a parlare di attentato orchestrato, ma finalmente anche un servitore dello Stato come Genchi».
Peccato che la tesi dell’ex consulente informatico di tanti magistrati, compreso Luigi De Magistris, sia stata respinta dal vertice del partito. Prima la smentita di Massimo Donadi, capogruppo alla Camera e uomo che generalmente Idv manda avanti quando c’è da prendere una posizione moderata. Da Genchi sono arrivate affermazioni «gravi». Perché «quello che è accaduto è chiaro». Tesi, quelle applaudite dai delegati dipietristi, «fantascientifiche». E che, aggiunge Donadi, «non appartengono alla cultura» di Idv. Poi la smentita più pesante, quella di Di Pietro: «La teoria del finto attentato mi pare inimmaginabile e fantasiosa. Purtroppo la statuetta in faccia al presidente del Consiglio c’è stata ed è stato un atto grave ed inaccettabile. Credo che sia bene non costruirci teoremi sopra».
Che l’entusiasmo per le campagne virali complottiste via Internet sia stato un incidente anche per Genchi, lo conferma il comunicato che lo stesso esperto di telecomunicazioni ha diramato subito dopo la bocciatura di Donadi. «Il mio intervento di oggi è stato totalmente frainteso. Le mie parole, infatti, non facevano alcun riferimento alla dinamica dell’attentato e non intendevano affatto metterne in dubbio la veridicità». Nessuna condanna dal Pd, che ieri ha celebrato l’alleanza con Idv. Un’unione che dopo l’intervento di Genchi è stata invece criticata da Pier Ferdinando Casini: «Un partito che dà voce a Genchi non è serio. L’Idv è un ostacolo per ogni alleanza di governo». Parole equivoche invece da De Magistris, che ha esortato la magistratura a «fare chiarezza» sulle «cose che non convincono». E a ben guardare l’episodio ha danneggiato più lui che il leader di Idv, visto che Genchi viene associato a sue inchieste ed è lodato soprattutto da quell’area «movimentista» che sta mettendo in discussione la leadership dell’ex pm.