Lauree folli, ora c'è anche quella in yoga

A Ca' Foscari un master sulla disciplina orientale, a Bari un corso sull'igiene di cani e gatti

L'ultimo arrivato è il master in yoga, all'Università Ca' Foscari di Venezia: un «momento formativo - si legge nella scheda di presentazione - sia per insegnanti che per praticanti di yoga che intendano perfezionare le proprie competenze» in «uno dei più inattesi fenomeni di massa del 21esimo secolo». Il corso, poi, «è rivolto a tutti i neolaureati in materie indologiche, filosofiche e storico-religiose». Il mondo cambia, quello del lavoro in modo particolare, e per far fronte alle nuove esigenze le Università si adeguano.

Ma a volte lo fanno con corsi di laurea i cui nomi e contenuti suscitano qualche perplessità.

Se non un sorriso, come nel caso del corso in «scienze dell'allevamento, igiene e benessere del cane e del gatto», nella Facoltà di Veterinaria dell'Università di Bari. Ci si laurea per occuparsi (citiamo dalla voce «sbocchi professionali» sul sito) del «supporto in ambulatori, canili e gattili». Una pergamena per specializzarsi nella toeletta degli amici a quattro zampe. All'Università di Perugia esiste un orientamento della Facoltà di Agraria dedicato al «verde ornamentale, ricreativo e protettivo»: l'ideale per chi ha il pollice verde e vuole fare il decoratore di balconi, professione molto quotata ora che anche tra chi non distingue un basilico da una salvia va di moda avere la casa «eco» e «green».

Spulciando tra le offerte dei vari atenei si scopre che anche nei più blasonati ci sono stravaganze notevoli: fino allo scorso anno l'Università di Bologna, il più antico ateneo pubblico italiano, proponeva un corso di laurea in «Scienze di Internet». Nel capoluogo emiliano devono essersi accorti adesso che chi si iscrive oggi all'Università è nato negli anni '90, cioè è passato al pc e alla rete subito dopo il biberon. Al Politecnico di Torino chi ama la montagna può scegliere di studiare «Scienze e culture delle Alpi», mentre l'Università di Pisa propone un percorso di studi in «Informatica umanistica», i cui obiettivi comprendono «una formazione di base negli studi linguistici, filologici e letterari, o storici e filosofici, o nel campo del patrimonio culturale, o delle arti, musica e spettacolo, o delle scienze della comunicazione, o della formazione». Un po' di tutto, insomma.

Il primato dell'assurdità lo conquista il corso in «Teoria e tecnica di salvezza dell'Umanità», che si può seguire nella facoltà di Scienza della Felicità (sì, avete capito bene) dell'Università di Aristan, in Sardegna. Per fortuna in questo caso non si tratta di un ateneo riconosciuto dal Ministero dell'Istruzione, e infatti sul sito internet si avvisa che «La laurea in Teoria e tecniche di salvezza dell'Umanità della facoltà di Scienze della Felicità non ha alcun valore legale. Chi si iscrive lo fa solo perché interessato alle materie». Però di corsi «ufficiali» simili ce ne sono parecchi, come quello in «Scienze per la pace: cooperazione internazionale e trasformazione dei conflitti», ancora nell'ateneo pisano (e chissà che, visti gli ultimi sviluppi rispetto alla Siria, non conferiscano una laurea honoris causa al presidente Usa Barack Obama, dopo il Nobel per la pace ricevuto nel 2009).

Intendiamoci, la decorazione floreale e lo yoga, la cura degli animali o l'attenzione per temi come ambiente e pace sono tutte cose dignitose, quando non importanti: ma siamo sicuri che ci sia bisogno di una laurea? Perché l'Università costa, e forse c'è qualcuno che, dell'attaccamento all'italiana al famoso pezzo di carta, se ne approfitta un po'.

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