Lavoro, il Senato dà la fiducia: proteste azzurre, M5S in manette

S i sono ammanettati e solo dopo la minaccia di un'espulsione con uscita dall'Aula in fila indiana, i senatori del Movimento 5 stelle hanno ritrovato le chiavi e la votazione è terminata quasi regolarmente. Il decreto lavoro in versione depotenziata ha passato il giro di boa, tra proteste di segno opposto. Il governo, secondo tradizione, ha messo la fiducia sul maxiemendamento al decreto e il provvedimento è passato con 158 sì e 122 no. Ora passa alla Camera per un rush finale senza modifiche che dovrà terminare entro il 19 maggio.
Versione depotenziata, appunto. Perché nel maxiemendamento che raccoglie l'accordo tra l'ala destra della maggioranza (Ncd) e quella cgiellina del Pd, ci sono le modifiche introdotte a Montecitorio (dove era già stata messa la fiducia) che hanno limitato il numero di rinnovo dei contratti a termine e ridotto la semplificazione dell'apprendistato. Al Senato lievi correzioni a favore dei moderati: è stata introdotta un multa al posto del divieto di assunzione per le imprese che sforano la quota del 20% per i contratti a termine. Poi è stata introdotta la possibilità a determinate condizioni di contratti di apprendistato, anche a termine, per attività stagionali; l'eliminazione di tetti e quote per l'impiego a termine di ricercatori scientifici. Limature per recuperare il partito di Angelino Alfano. E chi, come Pietro Ichino (Scelta civica), relatore del provvedimento, era tornato a proporre il contratto unico a tutele crescenti.
Insieme al giuslavorista Michele Tiraboschi, Ichino ha stilato un codice del lavoro semplificato e aveva chiesto al governo di adottarlo. La richiesta era appoggiata da Forza Italia. L'esecutivo si è impegnato in un «preambolo» a valutare la cosa. «Se si accontenta di un preambolo di memoria democristiana - ha ironizzato Cinzia Bonfrisco di Forza Italia - magari qualcuno potrebbe trovare un accordo sulle convergenze parallele».
Gli azzurri hanno votato contro. Alla commissione Lavoro avevano presentato emendamenti che puntavano alla decontribuzione per chi assume le categorie più colpite dalla crisi: giovani e 50enni senza un'occupazione. La Lega ha protestato per l'ennesima fiducia su un provvedimento che scoraggia le assunzioni.
Di segno opposto le proteste più vivaci, quelle del Movimento 5 stelle. In Aula i senatori grillini si sono messi una maglietta bianca con su scritto «Schiavi mai», incorrendo nel richiamo scherzoso del presidente di turno Roberto Calderoli: «Gli spogliarelli non sono consentiti, soprattutto con quei fisici». Poi si sono ammanettati l'uno con l'altro. E lì l'esponente leghista si è arrabbiato: «Anche ammanettati possono essere portati fuori in colonna. Avete sentito parlare di tronchesine. Comunque posso allontanarvi e disporre anche l'arresto». Alla fine i senatori del movimento si sono tolti le manette ed è iniziata la chiama per la fiducia. Finita con una nuova fiducia per il governo Renzi. L'ottava.