«Il lavoro? Va provato prima dei 25 anni»

Più lavoro «durante» la scuola, con stage in azienda, per formare una nuova classe dirigente meno «omologata», con più donne e più stranieri, in grado di portare l'Italia fuori dalla crisi. Questa, mentre gli studenti tornano tra i banchi, la ricetta snocciolata dal ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza. Che, parlando ieri mattina al forum Ambrosetti, ha rilanciato la prospettiva di una maggiore sinergia tra scuola e mondo del lavoro. «Non voglio più che gli studenti italiani arrivino a 25 anni senza aver mai lavorato un solo giorno nella loro vita», la dichiarazione d'intenti del ministro. E la sua proposta troverebbe d'accordo proprio gli studenti di scuola media e superiore: secondo una ricerca diffusa dal portale skuola.net, uno su quattro considera prioritaria l'introduzione di stage nelle aziende durante il percorso di studi, e il 96 per cento del campione riterrebbe «utile» un'esperienza lavorativa al di fuori delle aule ma offerta dalla scuola, sia per comprendere meglio il funzionamento del mondo del lavoro che per uscire dalla scuola con una prima esperienza già in curriculum.
Ma il ministro Carrozza, nel suo intervento al forum, ha affrontato anche altri aspetti per il rilancio della scuola e dell'università italiane. Investire nella scuola, ha spiegato il titolare del dicastero di viale Trastevere, «significa creare la futura classe dirigente, cittadini capaci di produrre per se stessi e per la società, e di esercitare i propri diritti». E dal canto loro scuola e università «devono meritarsi l'investimento», anche se «la politica buona non farà mancare certamente il suo apporto». Il quadro, secondo il ministro, non è roseo, perché «non ci sono più piani strategici» e «manca la capacità di vedere il sacrificio attuale come una crescita futura». Ma Carrozza «rifiuta» di dare «per persa l'Italia e di dare per perse grandi parti del territorio italiano. Non dobbiamo lasciare nessuno indietro». Partendo dalle eccellenze, ma «alzando l'asticella per tutti», anche per «le zone depresse alle quali nessuno pensa più», «luoghi abbandonati» che il ministro si rammarica d'aver incontrato nel suo «viaggio nel sistema italiano».
C'è spazio anche per un mea culpa che potrebbe far discutere, una critica su come la scuola abbia formato nel recente passato le generazioni che sono adesso alla guida del Paese. Secondo Carrozza, «come scuola abbiamo mancato in qualche cosa», producendo una classe dirigente «più omologata». Una classe dirigente nella quale «quasi tutti - ha spiegato il ministro - hanno la stessa età, gli stessi vestiti, lo stesso linguaggio, tutti di madrelingua italiana e che hanno studiato negli stessi posti». Insomma, secondo Carrozza, che parlava a una platea in grande maggioranza maschile, «non c'è la capacità di innovare nella nostra classe dirigente», dove sono «poche le donne» e «pochissimi gli stranieri». «Con l'omologazione - ha concluso il ministro - certamente non verremo fuori da questa crisi, per questo penso alla scuola come modo di uscirne».