L'economia del Vaticano in mano a Marx

Karl Marx scriveva che la religione è l'oppio dei popoli. Ora un altro Marx, ironia della sorte, coordinerà il Consiglio per l'Economia voluto da Papa Francesco e che avrà il compito di lavorare a stretto contatto con il superministero economico creato da Bergoglio per gestire le finanze vaticane. L'«altro» Marx è l'arcivescovo di Monaco, il cardinale Reinhard Marx: sarà lui a coordinare i lavori del Consiglio, composto da 15 membri, otto porporati e sette laici.
Progressista, figura più manageriale e politica che pastorale, Marx è recentemente entrato in forte contrapposizione con il cardinale Müller, prefetto della Dottrina per la Fede, per aver aperto una discussione sul tema della comunione ai divorziati risposati. Attivo sui media, l'arcivescovo di Monaco è molto stimato da Bergoglio che lo ha voluto anche nel G8 dei cardinali incaricati di ridisegnare la Curia. Capofila dei vescovi tedeschi, Marx ha chiesto con forza al Sinodo una discussione di ampio respiro su matrimonio e famiglia.
Scorrendo la lista dei membri del Consiglio per l'Economia si nota ancora una volta l'attenzione del Papa al Sud del mondo. Figurano infatti i cardinali Juan Luis Cipriani Thorne, arcivescovo di Lima, il sudafricano Wilfrid Fox Napier e il messicano Norberto Rivera Carrera. Dentro anche sette laici, tra cui l'italiano Francesco Vermiglio, docente dell'Università di Messina. Dai 15 cardinali del vecchio Consiglio escono invece Angelo Scola, pare non in piena sintonia col Papa, e il cardinale Odilo Pedro Scherer, uno degli avversari - si dice - al Conclave che elesse Bergoglio.