Lega: boicottiamo il fisco in 13 mosse

Da Venezia parte l’offensiva del Senatùr. Il Carroccio diffonde i punti della rivolta: basta Bot e Cct, voli Alitalia, benzina Agip, lotterie e trattenute in busta paga. Obiettivo: danneggiare i conti pubblici per abbattere il centralismo

Venezia - Basta Bot e titoli di Stato; niente più benzina Agip, energia dall’Enel, traghetti Tirrenia, voli Alitalia, programmi Rai; raccolta di firme per una legge che abolisca le trattenute in busta paga; sciopero del gioco. Eccola, la protesta tributaria della Lega. Dal palco galleggiante ancorato alla Riva degli Schiavoni, prima che un bimbo adempia per l’undicesima volta il rito di vuotare in laguna l’ampolla con l’acqua surgiva del Po, i colonnelli di Umberto Bossi spiegano i 13 punti annunciati (e tenuti segreti) da giorni. Lui, il Senatùr, nel comizio finale di 13 minuti non gli dedica neppure un accenno. «Tutto nel pieno rispetto della legge», garantisce Roberto Calderoli, il coordinatore del progetto che sta a metà tra il boicottaggio del Tesoro e delle sue aziende (un po’ come i no-global boicottavano le multinazionali o certe banche) e una pignola «guida del contribuente».

L’elenco parte con l’8 per mille nella denuncia dei redditi: non va dato allo Stato ma alla Chiesa cattolica o alle altre istituzioni stabilite dalla legge. Il punto 2 prevede l’autoriduzione di 11 euro delle tasse da pagare, una somma che per legge lo Stato non recupera né sanziona perché gli costerebbe troppo. Punto 3: «Non adeguarsi agli studi di settore modificati dal governo Prodi in caso di completo discostamento rispetto al proprio reddito». Molti imprenditori sono stati messi in ginocchio dall’aggiustamento deciso dalla finanziaria che per l’erario vale 3,5 miliardi di euro: «Resistete, non pagate, aprite contenziosi», è stato l’invito di Roberto Maroni e Daniele Molgora.

Il quarto punto è l’unico già lanciato da Bossi: lo sciopero del gioco. Lotto, lotterie, schedine, gratta e vinci, bingo, slot-machine: «Ogni anno gli italiani spendono 40 miliardi di euro nel gioco, che è la quinta azienda italiana. Prodi è peggio di Al Capone perché ha messo le macchinette mangiasoldi nelle sale bingo dove gli anziani si mangiano la pensione», ha protestato Massimo Polledri. I punti 5 e 6 - al limite della legge - Molgora li ha spiegati così: «Un lavoratore autonomo che sbaglia il codice tributo non viene sanzionato perché lo si considera un errore formale. Che cosa succederebbe allora se milioni di persone indicassero «per errore» un certo codice che gira le tasse agli enti locali anziché a Roma?». Il lavoratore dipendente può scrivere al datore di lavoro sollecitandolo all’errore.

La Lega rispolvera anche un vecchio cavallo di battaglia: l’abolizione del sostituto d’imposta. Anni fa si tentò di abrogarlo con un referendum, bocciato però dalla Corte costituzionale; oggi invece partirà una raccolta di firme «in ogni posto di lavoro» per cancellarlo con una legge di iniziativa popolare. «I lavoratori dipendenti non devono più pagare le tasse alla fonte, cioè prima di ricevere i servizi dallo Stato», protesta la sindacalista Rosi Mauro. Il punto 8 è quello forse più pericoloso per le casse statali: «Astensione dall’acquisto di titoli del debito pubblico», cioè Bot e Cct. «Lo Stato usa quei soldi per la spesa pubblica e investimenti improduttivi», ha tuonato Roberto Cota. Parallelamente i risparmiatori dovrebbero acquistare i buoni emessi dagli enti locali, soprattutto le regioni del Nord, per autofinanziare le infrastrutture padane.

Il punto 10 è il riepilogo del lunghissimo elenco di detrazioni e deduzioni spesso dimenticate (dagli scontrini del farmacista alle spese scolastiche, dagli incentivi sui frigoriferi ai contributi ai partiti) mentre il punto 11 riassume «i metodi per gli amministratori locali per far ingrassare i comuni e mettere a dieta lo Stato». Ed eccoci ai boicottaggi «delle aziende bidoni di uno stato che mantiene i fannulloni» (esempi: Agip, Enel, Tirrenia, Rai) a favore dei prodotti alternativi messi in commercio «dal privato che rischia del proprio». In particolare «non acquistare più biglietti Alitalia e utilizzare sempre vettori alternativi». Il caso Malpensa fa da detonatore: «È per volontà politica che Roma vuole farla morire», dice Giancarlo Giorgetti.

Sono 13 comandamenti (la «Padania» li illustrerà nel dettaglio) che in realtà non fanno risparmiare molti soldi alle singole famiglie; ma se attuati in massa, qualche guaio ai conti pubblici potrebbero farlo: lo sciopero dei Bot, per esempio, ma anche l’abolizione del sostituto d’imposta e il mancato adeguamento degli studi di settore. Quello che interessa al Carroccio è soprattutto fare male allo Stato centralista. «Questo governo vive di spesa pubblica - sintetizza Calderoli - e l’unico modo per togliergli l’ossigeno sono i soldi. Dobbiamo pagare soltanto le tasse giuste».