L'ESPERTAUn bambino rovinato da una tragedia più grande di lui

Natalino è la metafora di un alberello cresciuto nel grande prato della vita senza irrigazione, senza accudimento, e soprattutto senza sostegno da parte di uno Stato che si è dimostrato carente sia nella tutela, sia nell'utilizzo di strumenti idonei nell'interrogatorio di un soggetto che, come tutti i bambini di quell'età, si trovava in una fase particolare dello sviluppo psicologico. Natalino doveva ancora costruire la sua personalità attraverso una serie di step che includono la presa di consapevolezza della propria individualità, l'acquisizione del senso di realtà e l'elaborazione delle prime forme di critica e giudizio. Ma tutto questo gli è stato precluso: l'allora bambino non ha avuto modo di affrontare in maniera «corretta» tutte le fasi attraverso cui si snoda uno sviluppo psichico sano, è stato costretto, suo malgrado, ad affrontare l'esperienza del lutto senza mezzi idonei all'elaborazione e anzi quando il 24 agosto '68 venne portato per un sopralluogo sullo stradello che porta a casa De Felice fu erroneamente indotto a rivivere l'esperienza traumatica senza nessuna accortezza, né contenimento. Nel 1994 si è rifiutato di sottoporsi ad ipnosi. Morirà così un segreto? Quello che certamente è scomparso è lui, bambino ormai uomo che ha pagato il prezzo di trovarsi nel posto sbagliato nel momento peggiore.
*Criminologa