Letta deve fare i conti con i no di Pd e Saccomanni

Esecutivo in bilico sull'abolizione dell'Imu. Il premier prova a rassicurare gli alleati: "Troveremo un punto di sintesi"

Roma - «Se riesci a non perdere la testa quando tutti intorno a te la perdono...». È quel che sta cercando di fare Enrico Letta: mantenere la calma e la lucidità necessaria per gestire la «vicenda Imu». «Troveremo un punto di sintesi a fine agosto - dice il presidente del Consiglio - quando dobbiamo per forza presentare le soluzioni rispetto ai problemi in scadenza, tra cui anche quello della tassazione sulla prima casa».
E commenta: «Derubricherei le polemiche» sull'Imu. Ma aggiunge: «Siamo abituati a essere una nave che naviga tra tempesta e marosi, e la nave sta dimostrando di essere più solida di quello che i nostri detrattori pensano». Il conto alla rovescia verso il Consiglio dei ministri del 23 agosto che dovrà definire la riforma della tassazione sugli immobili, però, è già iniziato. E lui per primo sa che forse non sarà sufficiente ripetere a memoria Se di Rudyard Kipling per gestire la cancellazione dell'imposta sulla prima casa, chiesta dal Pdl. Sa benissimo che l'argomento non si esaurirà presto. Al contrario: diventerà il cavallo di battaglia del Pdl dell'estate.
Il documento predisposto dal ministero dell'Economia gli era stato presentato come un contributo il cui fine ultimo era quello di smorzare le polemiche che stavano crescendo dentro il Pdl. In realtà, non si aspettava che il testo contenesse anche indicazioni così chiare, e tali da sconsigliare l'eliminazione dell'Imu sulla prima casa. I rapporti con Saccomanni, comunque, non sarebbero stati scalfiti: il ministro è stato visto rientrare sorridente da Palazzo Chigi. Segno che Letta non gli avrebbe contestato la ruvidezza del documento messo on line. E che ha innescato la reazione di tutto il Pdl: dal peone fino a Berlusconi.
La preoccupazione a Palazzo Chigi, comunque, resta alta. Gli uomini (e le donne) di Letta si rendono conto che sull'Imu il Cavaliere non farà sconti. Così, partono i primi segnali per verificare eventuali vie d'uscita. Di una si fa carico Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera. «L'Imu non esisterà più e il suo superamento è nei fatti», dice. E spiega che la nuova tassa che la sostituirà verrà decisa unicamente dai Comuni. Saranno loro - spiega - a modularla sul territorio. «Lasciamo decidere i sindaci». Anche Pier Paolo Baretta, sottosegretario all'Economia, è d'accordo. Per Renato Brunetta la soluzione-Boccia «è improponibile».
E c'è pure chi a Palazzo Chigi pensa di poter aggirare l'ostacolo, attraverso un'interpretazione iper-tecnica dell'Imu. Per la Ue, l'Imu è una tassa «sperimentale»; e, come tale, il gettito è considerato «una tantum» e non è calcolato nel deficit strutturale. Quindi, non contribuisce al pareggio di bilancio. Ne consegue che non serve ai fini europei. In realtà, quasi la metà del gettito è già calcolato nel tendenziale di finanza pubblica, mentre l'altra metà è scomparso. Forse per consentire all'Economia di ridurre il reperimento di nuove risorse, qualora l'Imu venisse cancellata davvero.

Commenti

fcf

Sab, 10/08/2013 - 14:50

Letta deve fare i conti con "compagni" di partito che da bravi comunisti non sanno cosa vuole dire il rispetto per gli impegni e che giustificano tutto in nome di una ideologia folle e statalista.

giovannibid

Sab, 10/08/2013 - 15:19

COGLI..........NI