Letta incassa un'altra fiducia «E ora giochiamo all'attacco»

RomaNo alla sfiducia al vicepremier Angelino Alfano e «nuova fiducia» al governo. Il premier Enrico Letta «tira fuori gli artigli», per usare l'espressione di Maurizio Gasparri del Pdl. Decide di intervenire in Senato dove ieri è stata votata la mozione di sfiducia al ministro dell'Interno perché, come ha spiegato lui stesso, «questa è una questione delicata, importante, dolorosa». Ma è più probabile che quello lanciato ieri dall'Aula di Palazzo Madama sia un avvertimento rivolto soprattutto al suo partito: passata la bufera kazaka, Letta è intenzionato a non subire complotti e imboscate. Il passaggio chiave è: «Non vorrei che su di me si commettesse un errore di valutazione. Non vorrei che quello che con una parola antica viene definito buona educazione fosse scambiata per debolezza, non deluderò gli italiani».
Il governo, ha tutta l'intenzione di andare avanti e per questo il premier ieri ha chiesto e ottenuto una nuova legittimazione. «Chiedo un nuovo atto di fiducia al governo che ho l'onore di presiedere. Il voto che vi chiedo oggi non è solo sul no alla mozione di sfiducia vero Alfano. Vogliamo continuare a lavorare, e questo voto consentirà al governo di procedere a dare soluzioni strutturali al superamento dell'Imu sulla prima casa, di chiudere la partita delle coperture indispensabili per evitare l'aumento dell'Iva». Di dare risposte agli esodati, accelerare sul pagamento dei debiti della pubblica amministrazione e varare norme contro corruzione e criminalità organizzata. Poi, a partire dal prossimo autunno, quando il ministero dell'Economia avrà chiaro lo stato dell'economia e dei conti, «finalmente potremo giocare all'attacco».
Sulla vicenda di Alma Shalabayeva e della figlia Alua espulse in Kazakistan Letta è chiaro. La relazione del prefetto Alessandro Pansa «è approfondita, corretta e non fa sconti». Ne emergono fatti che «ci lasciano attoniti»; fatti «non tollerabili nell'Italia del 2013, in maggior ragione perché riguardano una donna e una bambina». «Inaudito» il comportamento dell'ambasciatore del Kazakistan. Letta si chiede anche come si sia potuto agire «senza la cautela che un caso del genere palesemente richiedeva, senza aver preso il tempo necessario per approfondire l'esatta condizione di una donna e di una bambina senza porsi alcuna domanda sull'inusuale disponibilità di un volo privato per il loro rimpatrio».
Ma il presidente del Consiglio è altrettanto netto nel respingere le tesi di chi ha chiesto la testa di Alfano perché non poteva non sapere. La mozione di sfiducia è stata presentata da Sel e dal Movimento Cinque Stelle. Tra i renziani c'è stata indecisione fino a giovedì, ma ieri hanno tutti votato contro. Per il premier dai fatti e dalla relazione di Pansa è emersa «l'estraneità del ministro dell'Interno. C'è chi ha invocato la responsabilità oggettiva del ministro, su questo rimando interamente alle parole del capo dello Stato». Quindi da respingere.
Non ci sono accenni alle polemiche interne al suo partito. Ma un passaggio dell'intervento in Senato sembra la riposta a Matteo Renzi che ieri ha chiesto al governo (e quindi Letta) di smettere di preoccuparsi «di quanto dura». Il premier in carica, invece tiene a dare una prospettiva di medio-lungo termine all'esecutivo. «Basta con lo stato di precarietà permamente. È qualcosa che non mi appartiene, come il tic costante del complotto e del mito del nemico brutto, sporco e cattivo nascosto dietro gli avversari politici». Chiaro il messaggio, tutto interno alla sinistra: Letta non intende accettare logoramenti e respingerà tentativi di disarcionarlo. Tanto più se qualcuno lo accuserà di connivenza con il nemico, cioè il Pdl. Che il governo sia retto da una maggioranza anomala è chiaro. Ma questo, da domani, non potrà più essere un alibi per nessuno.

Commenti

angelomaria

Sab, 20/07/2013 - 13:43

sempre piu' patetici e pero ci stanno/vi ROVINANDO