Letta non perderà i ministri Pdl, almeno per orail retroscena »

RomaDa un punto di vista formale, Enrico Letta non deflette dalla posizione di sempre: «Non ho mai commentato le sentenze, tantomeno lo faccio adesso». Di certo, anche lui era davanti alla tv in attesa della lettura del dispositivo della Corte di Cassazione.
E c'è rimasto anche ad ascoltare (un po' sorpreso, dicono) le parole di Guglielmo Epifani. Sembra che il presidente del Consiglio non fosse al corrente della scelta del «suo» segretario di partito di andare in televisione a spiegare l'atteggiamento del Pd. E - sempre a quanto raccontano - non le avrebbe prese bene.
Le parole del segretario del Pd vengono interpretate a palazzo Chigi come benzina sulle ferite del Pdl. Ma soprattutto le leggono come una minaccia per la tenuta del governo. Proprio per questo, provano ad offrire una versione annacquata delle reazioni del premier nei confronti di Epifani. Il segretario del Pd non poteva non dire quelle cose, dicono.
In realtà, dopo aver visto Epifani in tv sono aumentati gli sms tra Letta ed Alfano. Uno a Palazzo Chigi, l'altro a Palazzo Grazioli. Entrambi concordano sull'inopportunità di quelle prese di posizione. L'obiettivo di Letta, però, era quello di avere una cronaca da «novantesimo minuto» della riunione del vertice del Pdl. Sapeva che i toni si sarebbero alzati, soprattutto dopo Epifani. Berlusconi chiede ad Alfano con chi scambia sms. «E' Letta». «Passamelo», dice il Cavaliere. Parlano un po'. E dalla bocca di Berlusconi, il presidente del Consiglio ottiene la garanzia che i ministri del Pdl non si dimetteranno.
Per provare ad allentare la tensione, il presidente del Consiglio diffonde in serata un comunicato. Oltre a condividere in pieno le parole di Giorgio Napolitano sulla vicenda, sottolinea: «Per il bene del Paese è necessario ora che, anche nel legittimo dibattito interno alle forze politiche, il clima di serenità e l'approccio istituzionale facciano prevalere in tutti l'interesse dell'Italia rispetto agli interessi di parte».
Il problema, però, non era tanto la tenuta della maggioranza per colpa delle tensioni all'interno del Pdl. Quanto per la tenuta del Pd. Da qui, le parole di Epifani: in tal modo ha tenuto insieme il partito, commentano da Palazzo. Ma aggiungono: «Certo che se stava zitto...».
Alla presidenza del Consiglio escludono colpi di testa da parte delle frange più lontane: renziani, giovani turchi, altri. Il Pd - sostengono gli uomini vicini al premier - ha al proprio interno una classe dirigente matura, in grado di reggere passaggi di responsabilità importanti per il Paese. E ripetono (quasi a loro stessi) che in questo momento, le priorità del Paese sono l'occupazione ed il rilancio dell'economia.
E le notizie da questo fronte non sono buone. Letta trascorre il pomeriggio con Fabrizio Saccomanni. Il ministro dell'Economia arriva a Palazzo Chigi con il dato sul fabbisogno, peggiorato di oltre 8 miliardi in luglio, contro un avanzo di quasi 2 miliardi del 2012. E raddoppiato nei primi sette mesi dell'anno, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Forte di questi dati, Saccomanni frena gli sconti fiscali previsti dal provvedimento sui Beni culturali all'ordine del giorno del Consiglio dei ministri di oggi. Letta, al contrario, è convinto della validità del provvedimento. Ed anche su questo tema, come sulle privatizzazioni, presidente del Consiglio e ministro dell'Economia si trovano su sponde opposte.
Visto il clima, i bookmakers inglesi quotano ad 1,60 la caduta del governo entro sei mesi.