Letta si schiera coi pm e sfida il Cav

RomaGià volano i primi schiaffi: Renato Brunetta chiede una «cabina di regia» per l'economia e, sull'altro fronte, Stefano Fassina riapre la partita dell'Imu. Intanto, dopo essersi spaccata in giunta, la maggioranza si rilacera alla Camera sull'omofobia. Ma Enrico Letta non vuole fare il sacco da boxe. «Si cerca di usare il governo come punching ball, tutti se le danno di santa ragione. Noi continuiamo a lavorare». Anche lui, per rispondere al videomessaggio di Berlusconi, si è infilato i guantoni: «Siamo in uno Stato di diritto, non ci sono persecuzioni. Rispettiamo, in maniera piena e totale, l'autonomia della magistratura». E poi, per essere più chiaro: «Guardatemi in fronte, non c'è mica scritto Jo Condor».
Se il Cav, almeno per ora, non vuole staccare la spina, Palazzo Chigi si prepara comunque a vivere settimane difficili, sperando che sulla giustizia si allenti presto la pressione. «Ci stiamo dando da fare in modo concreto e attento per gli italiani - dice Letta presentando il programma Destinazione Italia - e non abbiamo nessuna intenzione che si creino cortocircuiti su questi temi. Sarebbe paradossale se nel momento in cui presentiamo un piano per l'attrazione degli investimenti passasse il messaggio che l'Italia è un paese in cui lo Stato di diritto non funziona». Il mantra lavoro-lavoro potrebbe però non essere sufficiente, così il premier si organizza. «Mi sono ricordato da bambino quando guardavo Carosello: c'era uno spot che si concludeva così “non ci ho scritto Jo Condor”. Ecco, io non ci ho scritto Jo Condor, al momento opportuno lo dimostrerò e giocheremo all'attacco».
Nei conti pubblici c'è almeno un miliardo che balla. E mentre l'Unione europea chiede di rispettare il parametro del tre per cento deficit-Pil e di sostituire l'eventuale mancato aumento dell'Iva con altre misure, Brunetta presenta sette possibili coperture alternative. La tensione tra gli alleati è altissima: dopo giorni di trattative e rinvii dell'esame del testo, il Pdl vota contro l'estensione delle aggravanti della legge Mancino all'omofobia. «Se il governo non ce la farà, l'uscita dalla crisi sarà più lenta e più dura», dice Letta. Ma non intende farsi logorare. E quando dice che «tutti se la danno di santa ragione», non ce l'ha solo con il Pdl che alza la posta sui temi economici o con Berlusconi tornato in trincea, ma anche con il suo partito, con Fassina che vuole reintrodurre l'imposta sulle case di pregio.
Letta andrà «all'attacco». Il Quirinale invece in questa fase gioca più in difesa. «Bisogna rafforzare i valori del dialogo e della tolleranza», scrive Giorgio Napolitano in un messaggio scritto per i 70 anni dell'eccidio nazista di Boves e che può essere letto in chiave politica interna. Martedì il capo dello Stato aveva invitato a concentrarsi sui problemi del Paese: «Siamo in un momento altamente impegnativo dell'attività parlamentare, che prevede l'esame di provvedimenti di vitale importanza economica e sociale». Perciò, secondo il presidente, sarebbe meglio che «la libera dialettica delle posizioni» rimanesse nel solco di «un clima di civile confronto».
Un clima che, dopo i voti a favore della decadenza, si è surriscaldato. Nessun commento sul video, solo la presa d'atto del fatto che il leader del centrodestra non ha minacciato di far cadere il governo. Quanto alla grazia, non è vero che le parole del Cavaliere l'abbiano allontanata: anzi, aver accettato la decadenza potrebbe essere un primo passo. Oggi Napolitano parteciperà a un convegno in memoria del suo consigliere giuridico Loris D'Ambrosio e tornerà sui tempestosi rapporti tra politica e magistratura. Parlerà anche del caso Berlusconi?