L'ex calciatore Lorusso si fa prete: "Anche qui bisogna giocare duro". Dalla maglia azzurra alla tonaca

Dalla maglia azzurra al saio. Dai campi di calcio all'altare. Aveva 17 anni, Graziano Lorusso, quando nel 1991, ai mondiali under 17, mister Sergio Vatta lo schierò in Nazionale al fianco di Alessandro Del Piero. E subito dopo arrivarono il Bologna, ed ancora il Rimini, il Lugo, l'Iperzola. Comunque sempre nel calcio che conta, quello del denaro e delle tv, fino al 1996. É allora che maturano i giorni della riflessione e della decisione: lasciare il mondo dorato del professionismo per servire gli altri. Entra a far parte dei frati minori conventuali e per dodici anni sparisce dalle scene, girando di convento in convento per curare la sua formazione spirituale. Il suo nome riappare in cronaca nel settembre del 2012, quando nella Cattedrale di Copertino, nel cui convento è ancora oggi incardinato, il vescovo monsignor Domenico Caliandro lo ordina diacono, come un anno prima, ma a Trieste, era capitato a Daniele Del Gaudio, ex bomber di Triestina, Novara e Treviso. «É bravo: anche fuori dal campo il nostro campione non ha perso l'abitudine di aggregare. Frate Graziano sa fare spogliatoio e lavora bene coi giovani», dicono di lui in paese, tra il serio ed il faceto. «Avevo una ragazza, mi volevo sposare, ero un ragazzo normale. Andavo pazzo per il calcio ma poi succede che la Parola del Signore entra dentro di te, ti sconvolge ed entri in crisi», confessò invece Lorusso in una delle rare interviste rilasciate: «Perchè ti volti indietro, rivedi la tua vita e guardi con occhi nuovi tutto ciò che ti circonda. Quando la gente mi ha visto vestito da frate, all'inizio rideva. Ma io mi trovo bene, ed in fondo non è tanto diverso: anche qui bisogna giocare insieme ed allenarsi duramente, anche se nella preghiera». Il 20 aprile, nella Cattedrale della sua natìa Gravina, in Puglia, nel cuore della Murgia, frà Lorusso sarà ordinato sacerdote. Perchè Dio c'è, e gioca con noi.