L'ex comico insulta Cl: «Ingerenza ecclesiale in politica». Lupi: «Spara dalla beauty farm»

nostro inviato a Rimini

È un vecchio sport acchiappatitoli, un esercizio di mezza estate visto e stravisto, quello che Beppe Grillo decide di praticare nel bel mezzo della settimana del Meeting di Rimini. Conoscendo bene i meccanismi della comunicazione e sapendo che i riflettori dei media sono puntati sulla kermesse, il leader pentastellato non si sottrae all'espediente e decide di partire all'attacco. «Perché ogni anno ministri e presidenti del Consiglio sentono la necessità di chiedere la benedizione a Comunione e Liberazione andando in pellegrinaggio a Rimini come una volta i re con i papi? - scrive il comico -. Un contenitore che ha accolto Andreotti, benedetto sia il suo nome, come una rockstar. Un movimento che ha riverito Forminchioni per decenni e che ora prende nel suo capace grembo gli ectoplasmi Letta e Lupi, due democristi dell'inciucio, oggi ribattezzato larga intesa». «Comunione e Fatturazione - sostiene Grillo - è un'ingerenza ecclesiale nella politica. Chi la protegge fa carriera. Rimini è una città martire. I suoi abitanti ci lanciano un grido di dolore. Liberiamola e liberiamo l'Italia».
Le repliche provenienti si muovono sul filo della rabbia del fastidio per un meccanismo già sperimentato in passato. «Il metodo del Meeting - dice Mario Mauro - non è la sponda di un uomo politico o di un partito, è un metodo che rende possibile misurare la verità delle cose. In un contesto mediatico continuamente alterato dalla volontà di piegare la comunicazione a un progetto di potere, la possibilità di andare a vedere come effettivamente stanno le cose esorbita da propaganda, mistificazione e dal tentativo di qualcuno di alterare la realtà». Più diretta la battuta con cui Maurizio Lupi liquida la sortita. «Alle stupidate di Grillo sparate dal lettino di una comoda beauty farm, dopo essersi rilassato al sole della Sardegna, preferisco non rispondere». Più pacata la risposta del portavoce del Meeting Stefano Pichi Sermolli: «Per noi il bene comune è una cosa seria». E Roberto Formigoni recapita un consiglio all'attore genovese. «Se Grillo venisse a vedere il Meeting - magari in incognito - ne capirebbe certamente di più. E forse cambierebbe idea. Se incontri capisci». Un suggerimento che fa andare la mente di molti a uno degli appuntamenti più toccanti del Meeting, il dibattito sulle missioni militari all'estero, con la testimonianza del caporal maggiore Monica Contrafatto, che in Afghanistan ha perso una gamba a causa di un agguato dei talebani. Carica umana impetuosa, autoironia in accento siciliano, simpatia, timidezza e commozione unite in un'unica miscela, la 32enne soldatessa di Gela conquista i ragazzi del Meeting con un discorso tutto cuore e nostalgia. «Quello che mi fa male è che mi hanno tagliato le gambe - e non solo metaforicamente - togliendomi la possibilità di stare lì. Io voglio tornare tra quella terra e quella polvere. Io sono una da base avanzata. Spero ancora di tornare in Afghanistan». Una speranza nel segno di quel «metodo italiano» adottato nelle missioni di pace. Un approccio dialogante che Mario Mauro, ricordando le sue origini paesane, correda anche con una considerazione anti-demagogica. «Nei vicoli del mio paese quando due si picchiavano se si voleva farli smettere era necessario che qualcuno si mettesse in mezzo, rischiando anche sulla propria pelle. Era già quella una interposizione. I contingenti italiani difendono la possibilità di sopravvivenza di tante persone. E come si fa in un vicolo quando si fa interposizione è ragionevole cercare di non essere il più mingherlino. Perché la pace ha un costo e la libertà non è gratis».