L'ex di Lea Garofalo «L'ho uccisa io Mia figlia mi odierà»

Milano «Mi assumo la responsabilità dell'omicidio di Lea Garofalo». La confessione di Carlo Cosco è arrivata all'improvviso, ieri, in aula a Milano, durante il processo di secondo grado per l'assassinio spietato della pentita calabrese. Cosco, che era il compagno della donna, è stato condannato in primo grado all'ergastolo per l'uccisione di Lea Garofalo insieme ad altre cinque persone, ma aveva sempre negato il suo coinvolgimento nell'omicidio. Fino a ieri, quando ha voluto rilasciare dichiarazioni spontanee: «Io adoro mia figlia, merito il suo odio perché ho ucciso sua madre. Guai a chi sfiora mia figlia, prego di ottenere un giorno il suo perdono» ha aggiunto.
Secondo il suo avvocato, la 21enne Denise Garofalo, figlia di Lea, è rimasta «sorpresa» dalle parole del padre e ha auspicato che «dica tutta la verità». «Sappia Carlo Cosco che nessuno lo perdonerà mai per quello che ha fatto» ha detto Marisa Garofalo, sorella di Lea, all'Ansa. Lea Garofalo venne sequestrata in pieno centro a Milano nel novembre 2009 e uccisa. In primo grado l'accusa aveva sostenuto che fosse stata uccisa con un colpo di pistola e poi sciolta nell'acido. Nei mesi scorsi, però, le dichiarazioni di un pentito, Carmine Venturino, hanno fornito un'altra versione: Lea venne strangolata e il suo corpo venne poi bruciato in un fusto. Il pm di Milano Marcello Tatangelo ha chiesto di risentire Venturino.